Fermezza dopo le evasioni, lo sfogo del pm che ha distrutto i Casalesi: «Niente trattative con i clan»

Ciro Formisano,  

Fermezza dopo le evasioni, lo sfogo del pm che ha distrutto i Casalesi: «Niente trattative con i clan»

Nessun passo indietro. Nessuna trattativa con i criminali. Nessun accordo con le mafie. Lo Stato non deve «mostrare tentennamenti e debolezze» di fronte alle rivolte che hanno devastato 24 carceri italiane. E’ il succo del messaggio firmato da Catello Maresca, l’ex magistrato Antimafia che ha messo in ginocchio il clan dei Casalesi, oggi assegnato alla Corte d’Appello di Napoli. E’ lui, l’uomo che ha arrestato il super boss Michele Zagaria, a parlare, a scrivere, a esprimere la sua opinione. Al centro dell’analisi ci sono i preoccupanti tumulti che nei giorni scorsi hanno portato alla devastazione di 24 Case Circondariali, con un bilancio di 14 detenuti morti. In un lungo pensiero pubblicato sul sito web “Juorno.it”, Maresca analizza il momento storico del nostro paese, condannando senza se e senza ma quella ribellione di massa che ha messo a nudo le fragilità dello Stato di fronte alle proteste dei detenuti. «Sembra si stia parlando di amnistia o indulto per i carcerati, dopo i tumulti del weekend scorso – le parole di Catello Maresca – Tante volte mi sono chiesto come si potesse arrivare ad un accordo con i delinquenti. Anzi, ancor prima come si possa solo ipotizzare di intavolare una qualsiasi forma di trattativa con mafiosi, spacciatori, assassini e rapinatori. O peggio ancora come si possa dare ascolto a chi, anche macchiatosi di reati considerati più veniali, abbia preso parte alle devastazioni delle carceri dell’altro giorno. Non si è trattato, infatti, di mere proteste, ma di veri e propri attentati all’ordine democratico dello Stato. Sembravano scene da narcos colombiani. Il drammatico bilancio di morti, feriti e di devastazioni ne è testimonianza fin troppo evidente». L’ex pm dell’Antimafia associa poi le richieste di indulto e amnistia arrivate dalle carceri nei giorni scorsi alla famosa trattativa tra lo Stato e la mafia stragista di Totò Riina e Bernardo Provenzano.

«I giudici di Palermo e, presumibilmente poi della Suprema Corte di Cassazione, ci diranno se e come ci fu reato – scrive ancora Maresca – Un fatto però sembra acclarato. Ci sono momenti in cui per situazioni o contingenze particolari, pezzi dello Stato si trovano a trattare coi delinquenti. O almeno danno la sensazione di farlo. Per ragion di Stato o per presunte ragioni umanitarie, per me è e resta una scelta sbagliata. È addirittura scontato che nulla può costringere a tale resa, ma non si deve neanche rischiare che passi questo messaggio. Che la gente o addirittura i mafiosi possano pensare di farla franca e di fregare lo Stato». Il messaggio di Maresca è chiaro: non bisogna piegare la testa, o peggio scendere a patti con i criminali. «In questi casi non c’è spazio per il permissivismo, per quell’atteggiamento di deplorevole tolleranza che nasconde una pesante e grave debolezza. L’unica cosa che lo Stato non deve fare è mostrare debolezze e tentennamenti sottolinea l’ex pm – Non solo niente patti, niente accordi, ma neanche nessun passo indietro». Maresca si dice «preoccupato» dal fatto che si parli di indulto e amnistia proprio subito dopo «che sono state sedate le rivolte dei detenuti». «Sarebbe un grave errore – afferma ancora l’ex pm dell’Antimafia – dare anche vagamente la sensazione di agire per effetto della pressione o peggio del ricatto di delinquenti facinorosi, molto probabilmente organizzati per questo fine. Se per coprire ai propri errori si concederanno provvedimenti di clemenza generalizzati, se ne commetterà uno ancora più grave. Simili errori, fatti da singole persone, espongono lo Stato al più pesante danno possibile, la perdita di credibilità. E lo Stato non può perdere autorevolezza per colpa di singoli comportamenti sbagliati».

CRONACA