Teresa Palmese

De Luca chiude 5 città. Trema Torre del Greco 

Teresa Palmese,  

De Luca chiude 5 città. Trema Torre del Greco 

L’ultima follia arriva da Ariano Irpino, un paesino di appena 22mila anime della provincia di Avellino, dove s’è tenuta una maxi festa con 200 partecipanti che ha infranto irresponsabilmente tutti i provvedimenti firmati dal Governo per contenere il contagio del Covid-19, il virus partito da Wuhan e che da settimane ha iniziato a uccidere pure in Italia. Conseguenze? Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con un’ordinanza firmata nelle ultime ore, ha reso la cittadina al confine con la Puglia blindata. In serata, poi, ha deciso di blindare altri 4 comuni del Vallo di Diano: da Sala Consilina, Polla, Atena Lucana e Caggiano, oltre che da Arian Irpino,  nessuno potrà entrare e uscire fino a fine marzo e chi trasgredirà sarà punito con l’arresto fino a tre mesi. Una decisione respinta con forza dalla popolazione, ora in allarme e preoccupata per l’evolversi della situazione, complice il fatto che su 37 contagiati in Irpinia, 21 risultano residenti ad Ariano Irpino, ora gestita dal vice prefetto Silvana D’Agostino dopo lo scioglimento del consiglio per le dimissioni di Franza. Un provvedimento di cui s’era già discusso nelle ultime ore anche a Torre del Greco, dove in Prefettura – alla luce dei 16 contagi e di un morto, tutti legati al focolaio della scuola Don Bosco – s’era parlato della necessità di un cordone per evitare contatti coi comuni limitrofi. Provvedimento che potrebbe tornare al vaglio dei vertici regionali già nelle prossime ore. E intanto c’è chi a Sala Consilina, nel Salernitano, avrebbe persino bevuto dallo stesso calice, forse per compiere un gesto mistico.

L’ordinanza di De Luca

«Visto l’aumento dei contagi verificato dai dati riferiti al Comune della provincia di Avellino e degli altri Comuni si è ritenuto indispensabile e urgente applicare una misura rigorosa per isolare il focolaio. Chiediamo a tutti i cittadini – ha fatto sapere il presidente Vincenzo De Luca – di collaborare per il contenimento del contagio e quindi per il rispetto di questa e delle altre ordinanze». «Ho impegnato l’Asl di Avellino e quella di Salerno a sviluppare un’attività di monitoraggio per i prossimi 15 giorni nei comuni vicini – ha spiegato -.

La sensazione che si ha in queste ore, in attesa di una valutazione più puntuale sui contagi, è che si stiano scontando due fenomeni. Il primo, è l’inizio di una ricaduta legata all’arrivo dalle aree più contagiate del Nord di migliaia di persone in maniera affrettata e non controllata. La seconda causa è la presenza ancora oggi di comportamenti individuali assolutamente irresponsabili.

Come è capitato ad Ariano, e come si è verificato in un paese dell’area a sud della Campania dove i membri di una comunità, dopo aver dato vita a una loro cerimonia, hanno bevuto tutti dallo stesso calice, ritenendo forse di compiere un gesto mistico». Secondo De Luca «è necessario in queste ore il massimo di responsabilità e anche il massimo di rigore possibile nei confronti di chi vìola le regole elementari e gli obblighi di legge dettati dalle autorità sanitarie».

La contestazione

Un provvedimento che ha scatenato immediatamente polemiche nel piccolo paesino della provincia di Avellino, diventato come Codogno all’indomani della messa in quarantena disposta da De Luca, comunicata ai cittadini anche attraverso un’auto che ha girano per le strade. «Ci sentiamo come Codogno – ha detto Pia Giovannelli, una biologa – siamo chiusi dentro e la cosa peggiore è che non sappiamo come l’epidemia si sia diffusa così velocemente, quale sia il centro da cui è partito tutto. Ho letto che sarebbero due le zone epicentro di questi casi, una localizzata in centro, ma di ufficiale niente. La paura dell’ignoto scatena il panico. Sono uscita una sola volta questa settimana, per fare la spesa, ma chi mi assicura che io non abbia incrociato qualcuno che era infetto?

Comprendo il rispetto della privacy, ma per la tutela di tutti, ora dovremmo poter ricostruire la rete delle persone che sono risultate positive, una parte anche prima della follia dei rientri nella notte di sabato scorso». Pia lavora come biologa e vive a Napoli, ma è di Ariano Irpino, paese nel quale è rientrata, assieme al suo compagno e al figlio di 6 anni, quando hanno chiuso le scuole, agli inizi del mese di marzo. «Avrei dovuto lasciare qui mio figlio, dai nonni, e tornare a Napoli – ha raccontato – sono rimasta anche io, il mio lavoro me lo permette, pensando di essere al sicuro» le parole dei residenti che in queste ore sono in vera quarantena e dunque isolati dal mondo.

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