Terapia intensiva. 22 posti per 56 città

Vincenzo Lamberti Ciro Formisano,  

Terapia intensiva. 22 posti per 56 città

L’emergenza Coronavirus ha messo a nudo, in queste settimane, i tanti limiti del sistema sanitario nazionale. E se al Nord il picco dei contagi sta mandando al collasso gli ospedali, al Sud il disastro è dietro l’angolo. E non è una questione di uomini. Le professionalità mediche campane rappresentano un’eccellenza a livello mondiale, come dimostrano anche le recenti ricerche sui farmaci anti-Covid realizzate dal Cotugno e dal Pascale. E’ una questione di strutture.

Disastro Sanità  

Dietro la decisione di creare nuovi reparti di terapia intensiva in diversi ospedali di Napoli e provincia ci sono, infatti, numeri drammatici. Numeri sui quali pesano i tagli assurdi del passato. Tagli che hanno ridotto all’osso i servizi, svuotando gli ospedali a causa dell’enorme mole di debiti contratti dal sistema sanitario negli ultimi decenni. L’Asl Napoli 3 Sud, ad esempio, ricopre un territorio vastissimo. In tutto 56 Comuni. Da Castellammare di Stabia a Torre del Greco, Ercolano, Torre Annunziata, Boscoreale, Boscotrecase, Pompei. Ma anche Nola, San Paolo Belsito, Sorrento, Gragnano, Lettere. Quasi un milione di utenti, se non di più, e appena 22 posti letto in terapia intensiva disponibili. Otto sono al San Leonardo di Castellammare di Stabia, altri 8 a Nola e 6 a Sorrento. Pochi, troppo pochi anche se fossimo stati in una situazione “normale”. Numeri di cui, però, ci si accorge oggi, mentre avanza il contagio e l’intero sistema rischia di collassare davanti alla terribile pandemia che sta terrorizzando il mondo intero.

Sparito il 51% dei posti 

Un’emergenza nell’emergenza causata – come detto – dall’incredibile serie di tagli che hanno interessato il sistema sanitario nazionale, non solo quello campano. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il nostro Paese ha dimezzato i posti letto per i casi acuti e la terapia intensiva, dal 1997 al 2015. Da 575 posti ogni 100.000 abitanti si è passati a una media nazionale di 275 posti ogni 100.000 cittadini. Un dato che cresce se parliamo della provincia di Napoli. In media sono spariti il 51% dei posti a disposizione. Per non parlare dei numeri relativi al personale (mancano 46.000 dipendenti e 8.000 medici) e sono andati persi 70.000 posti letto nel giro di 10 anni. In quanto a tagli alla sanità – secondo l’Oms – nessuno è come noi in tutta Europa. Un primato poco lusinghiero.

Aiuti in arrivo 

E se Napoli e la sua Asl piangono non ride di certo la Lombardia. La regione “modello” della sanità oggi rischia il tracollo. Lo ha detto anche il Governatore Attilio Fontana che in queste ore sta addirittura lavorando per aprire, in tempi record, un nuovo ospedale con 500 posti in terapia intensiva. Al vaglio c’è anche l’ipotesi di trasferire alcuni malati al Sud, in particolare nelle regioni dove sinora il Covid-19 non ha raggiunto dati di contagio elevati. Intanto sono in arrivo dalla Cina mascherine e ventilatori polmonari per l’Italia destinati a medici e malati. A confermarlo è il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. «Sono 150 i ventilatori polmonari per l’Italia e che si aggiungono ai 40 già arrivati nei giorni scorsi – afferma Di Maio – I ventilatori polmonari servono ai nostri malati e ai nostri medici, infermieri e operatori sociosanitari che stanno lavorando senza fermarsi un istante. In queste ore abbiamo anche firmato un contratto con alcune aziende cinesi e arriveranno in Italia 5 milioni di nuove mascherine». Aiuti indispensabili per riuscire a combattere la guerra al virus. Un dramma che ha fatto luce sui tanti, troppi limiti, di una sanità messa in ginocchio dai tagli.

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