L’infettivologo Faella: «Covid, picco ancora lontano. Incertezze sulla ricaduta»

Elena Pontoriero,  

L’infettivologo Faella: «Covid, picco ancora lontano. Incertezze sulla ricaduta»

Quando si è in guerra tutti i soldati esperti vengono richiamati al fronte. E tra i combattenti di rilievo da schierare contro il Covid-19 c’è anche l’infettivologo Francesco Saverio Faella, attualmente in pensione, ma riportato in servizio dall’emergenza sanitaria. Sarà lo specialista di Castellammare di Stabia a capo dell’organizzazione per la rimodulazione dell’ospedale Loreto Mare di Napoli, presidio ospedaliero scelto per accogliere i pazienti del Coronavirus. «Ci stiamo preparando ma devo dire che siamo a buon punto per la gestione dei contagiati presso l’ospedale Loreto Mare – con ottimismo annuncia l’infettivologo Faella – Già attivi ci sono i 10 posti della Rianimazione e 20 posti per il reparto sub-intensivo. In Campania, a oggi (ndr), la situazione avrebbepotuto essere migliore, con contagi già limitati. Purtroppo a penalizzarci è stata la fuga incontrollata dal Nord dell’Italia ed è per questo che a breve ne conteremo i danni». Un numero di contagi che si preannuncia maggiore, soprattutto per questa settimana. Una tempistica, forse, più lunga rispetto alla previsione del “picco” che era stata calcolata dagli esperti e annunciata dal governatore De Luca, che l’aveva fissata per metà aprile prossimo. «La certezza è che la settimana in corso sarà cruciale – sottolinea a doppia riga il professor Francesco Saverio Faella – Da qui poi potremmo avere qualche dato in più. Ipoteticamente il “picco” potrebbe verificarsi anche a metà aprile ma siamo ancora nella fase incerta. Così come incerta è anche una possibile ricaduta. Questo – prova a sdrammatizzare – si potrà sapere “solo vivendo”. Non sappiamo se il Covid si potrebbe comportare come, ad esempio, il morbillo e quindi favorire tutti gli anticorpi. La realtà è che stiamo combattendo contro un virus che conosciamo appena da due mesi e mezzo, ancora sconosciuto per eventuali mutazioni, quindi siamo ancora in alto mare». Poche certezze, dunque, anche sull’evolversi del virus che sta mettendo in ginocchio L’Italia, L’Europa e il mondo. Tutti, nessuno escluso. Si accelera sulla ricerca e sui farmaci sperimentali, ma una cura definitiva ancora non esiste. Ma se ancora la cura non c’è, la prevenzione, invece, è possibile: «Stando a casa, l’isolamento è l’unica arma che abbiamo e che ci da modo di avere un doppio beneficio: evitare la diffusione del contagio e lasciare che i medici abbiamo margine per gestire i numerosi casi già acclarati e quelli che lo saranno da qui in poi. State a casa ma fatelo seriamente». Non sempre la sintomatologia del Covid-19 si manifesta con disturbi fisici gravi, anzi una buona fetta di possibili infetti è asintomatica. Significa che potrebbe contagiare senza neanche sapere di aver contratto il coronavirus. «Una casistica incontrollata e forse la più preoccupante», precisa l’infettivologo stabiese Faella. Una notizia non certo rassicurante, ma di contrappeso, pare, che l’incubo contagio da superfici piane non sia del tutto attendibile. «La possibilità che il virus attecchisca su superfici, tipo anche l’asfalto non la vedo attendibile. Mi sa tanto che si sia andati oltre, per generare altro inutile allarmismo», è il parere dell’esperto Francesco Saverio Faella che, da oggi, ritornerà a lavoro presso l’ospedale Loreto mare di Napoli. Un presidio ospedaliero che già da ieri ha cominciato a cambiare, con la chiusura del pronto soccorso, per prepararsi ad accogliere il primo paziente in terapia intensiva per il Covid-19, come annunciato dal direttore generale dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva. L’ospedale partenopeo di via Marina, infatti, ha subito nei giorni scorsi dei lavori di adeguamento di una ampia area e da oggi sarà dedicato al ricovero dei pazienti infetti. «Al Loreto Mare – spiega Verdoliva – avremo un’area ampia con 120 posti letto per i pazienti del coronavirus. Abbiamo subito 10 posti in più in terapia intensiva e la prossima settimana ne avremo altri venti per la terapia sub intensiva ma già attrezzato con i macchinari per la terapia intensiva, garantendo quindi la pressione negativa. Fa parte della nostra preparazione a un eventuale scenario peggiore per il coronavirus. In due settimane avremo anche ulteriori 40 posti di degenza ad alta intensità di cura per il Covid-19», conclude il direttore generale Verdoliva.

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