Francesco Sabatino

La tesi discussa in casa: «Papà mi ha seguito in chat»

Francesco Sabatino,  

La tesi discussa in casa: «Papà mi ha seguito in chat»

La laurea ai tempi del Coronavirus avviene tra le mura domestiche, di fronte ad un portatile e spesso senza i propri cari o solo con una minima parte di essi. E’ il caso di Giovanni De Falco, 27enne di Torre Annunziata, che nelle scorse ore si è laureato in ingegneria delle telecomunicazioni. Un traguardo importante, visto che si tratta della magistrale, raggiunto dopo anni di studio e di sacrificio, anche se il programma è stato rivoluzionato dall’emergenza sanitaria dettata dal coronavirus. «Durante tutto il percorso di studi si attende questo giorno – racconto il neo ingegnere che ha ottenuto 103 come voto finale – Lo si attende per festeggiarlo in pompa magna e poi, invece, ti ritrovi a farlo con un computer, con tutta la commissione connessa tramite webcam, nel salotto di casa tua. Sono enormemente grato alla Federico II che mi ha permesso, così come ad altri laureandi, di ottenere questo traguardo nonostante l’emergenza legata al coronavirus. Molti, infatti, chiedevano di posticipare le sessioni di laurea per coloro che l’avrebbero conseguita in questo periodo, ma la Federico II ci ha dato comunque l’opportunità di portare a termine il periodo di studi. Il presidente della commissione – spiega Giovanni – ci ha anche annunciato che a giugno, se i tempi e l’emergenza sanitaria lo permetteranno, ci sarà la proclamazione in aula come avviene solitamente. Spero davvero col cuore di farcela».Discutere la tesi davanti a un pc e non in aula ha sicuramente dei vantaggi: «Farla davanti a un computer ti dà sicuramente più tranquillità. Ma è chiaro che sarebbe stato più soddisfacente farla normalmente, davanti a tutti i familiari, gli amici e i colleghi di percorso».Gli unici familiari che hanno assistito alla discussione della tesi di Giovanni sono stati la mamma e il fratello, mentre il papà ha assistito col cellulare. Sì, perché il papà di Giovanni è uno dei pochi lavoratori che ha deciso di non lasciare il Nord per tornare al Sud, così da preservare anche i suoi cari. «Mio padre è restato a Como, in Lombardia, dove lavora come insegnante di chimica. Non ha potuto vivere da vicino questo momento e ciò mi dispiace non poco – spiega Giovanni -. Ha visto la scena tramite una videochiamata su whataspp con mamma, mentre mio fratello si travestiva da fotografo per immortalare il momento. Lui 15 giorni fa stava per tornare qui, a Torre Annunziata, poi è arrivato il blocco e ha preferito restare in Lombardia, così da non mettere in quarantena e in pericolo noi e i vicini. Lì a Como la situazione non è tragica come a Bergamo e Brescia – spiega Giovanni – ma c’è comunque tanta paura. Sta attuando le giuste precauzioni e continua le lezioni online per i suoi alunni».La laurea ora è alle spalle e per Giovanni, così come migliaia di altri italiani, sarà tempo di pensare al mondo del lavoro. Un mondo che sarà ancora più congestionato dalla crisi del coronavirus: «Il difficile viene adesso, perché ci sono ben poche possibilità – conclude Giovanni – Anche se rispetto a tanti altri posso ritenermi un po’ più fortunato. Avevo iniziato uno stage per un’azienda di Napoli, ma poi è stato bloccato proprio per l’emergenza sanitaria. Ora ci hanno detto di rientrare dopo Pasqua, sempre che non ci siano ulteriori blocchi con decreti, e punterò a tenermi stretta questa possibilità».

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