Pompei. Stop anche ai restauratori: deserto surreale agli Scavi

Teresa Palmese,  

Pompei. Stop anche ai restauratori: deserto surreale agli Scavi

a diffusione del Covid-19 ha reso Pompei spettrale. Gli Scavi, il sito archeologico secondo soltanto al Colosseo in Italia per numero di presenze, ogni anno capace di attirare oltre tre milioni di turisti, sono tristemente vuoti. Tra le rovine si respira un silenzio surreale, si passeggia lungo un deserto mai visto finora. Complice l’incubo contagio, persino per manutentori e restauratori – che in un primo momento stavano comunque lavorando tra le domus per scongiurare ritardi nei programmi di rilancio del parco, impegnati con le loro tecniche nel recupero degli affreschi – è arrivato lo stop. Lo stesso direttore generale, Massimo Osanna, ha dovuto rinunciare alle sue visite quotidiane. Il Soprintendente è chiuso in casa, nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo per limitare la diffusione del virus, subissato di mail di lavoro. E ora, alla luce anche degli ultimi provvedimenti firmati dal presidente del Consiglio dei Ministri, è stata sospesa fino a data da destinarsi anche l’opera dei restauratori. L’esercito di lavoratori che tutti i giorni è in servizio agli Scavi per la tutela delle bellezze sepolte dall’ira del Vesuvio nel 79 dopo Cristo potranno garantire interventi soltanto in modalità smart-working, soprattutto per gli amministrativi e quanti lavorano negli uffici della Soprintendenza. «Bisogna restare a casa più che mai – ha ribadito il direttore generale degli Scavi -. Pompei continuerà a mostrare le sue bellezze attraverso i social. Bisogna in questo momento drammatico rispettare alla lettera tutto quanto viene chiesto dal Governo agli italiani. Non a caso è arrivato lo stop anche per manutentori e restauratori, così da scongiurare rischi. Ringrazio chi tuttora assicura presidi di sicurezza in un luogo di una bellezza unica come Pompei. Grazie a tutto il personale, ogni giorno saranno mostrate sui social le bellezze della città».La chiusura degli Scavi ha provocato il crollo del turismo, generando anche lo stop di alberghi, ristoranti e tante altre strutture ricettive della città di Pompei. Senza dimenticare la crisi che ha colpito anche tutti i titolari delle altre attività all’esterno degli Scavi che ruotano appunto intorno al turismo archeologico. Sospese bancarelle, tour operator, nonché le guide turistiche. I liberi professionisti, che ogni giorno accompagnavano i turisti nel tour negli Scavi, si sono ritrovati fermi da un giorno all’altro. Gli appuntamenti segnati in agenda sono stati cancellati a uno a uno. Un dramma per i lavoratori, soprattutto perché a Pompei s’attendeva un’affluenza record tra Pasqua, i ponti di maggio e la Supplica alla Vergine. Un’affluenza che è diventata un ricordo lontano. E pensare che Pompei soltanto recentemente aveva riscritto un’altra importante pagina della sua storia. A febbraio, in presenza anche del ministro Franceschini, ha riaperto dopo 40 di inaccessibilità la Casa degli Amanti, così chiamata per dei versi graffiti sull’intonaco: “Gli amanti conducono, come le api, una vita dolce come il miele”. Portata alla luce nel 1931 e fortemente danneggiata dal terremoto dell’Irpinia, la domus è il solo di tutto il sito archeologico ai piedi del Vesuvio di cui si sia conservato quasi completamente il secondo piano. Aperte anche la Casa del Frutteto e la Casa della Nave Europa, tutte opere di cui si potrà tornare a godere soltanto dopo la battaglia vinta contro il coronavirus.

CRONACA