Coronavirus: ore cruciali per l’app italiana, pronto il decreto. Mappa contagi col metodo Corea ma è nodo privacy

Redazione,  

Coronavirus: ore cruciali per l’app italiana, pronto il decreto. Mappa contagi col metodo Corea ma è nodo privacy

Si apre una settimana cruciale per individuare l’app italiana che aiuti a tracciare il contagio da coronavirus. È pronto il decreto per istituire la task-force tecnologica chiamata ad esaminare le centinaia di soluzioni digitali per fronteggiare il Coronavirus, inclusa la telemedicina. Il provvedimento, attuativo del dl ‘Cura Italia’, aspetta solo la pubblicazione, posto che il gruppo di lavoro è già attivo. Intanto si allunga la lista dei Paesi che hanno intrapreso la strada del tracciamento, tra questi gli Stati Uniti e l’Irlanda, sulla scia delle iniziative intraprese da subito da Cina e Corea del Sud dove al tracciamento è stata però abbinata una strategia di tamponi a tappeto. A far parte della task-force tecnologica, il ministero dell’Innovazione ha chiamato oltre 60 esperti, tra specialisti dei dati, giuristi ed economisti. A guidare il folto pool – a quanto apprende l’ANSA – non ci dovrebbe essere un presidente ma al limite sarà individuato un coordinatore. Il loro impegno è ‘pro bono’. Il team selezionerà, forse già in settimana, la proposta, ma potrebbe anche essere più d’una, per il monitoraggio delle movimentazioni, che dovrebbe passare per un’app da scaricare sullo smartphone. La ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, ha più volte ribadito di preferire una soluzione su base volontaria e da testare in partenza su un’area territoriale ristretta, magari a cominciare dalle zone più colpite come la Lombardia, purché ci sia una copertura di rete sufficiente. Per il varo dell’applicazione potrebbe essere necessario un decreto legge che, in caso, disciplini le deroghe al diritto alla Privacy. Eccezioni che la Pisano ha spiegato dover cessare con l’emergenza sanitaria. Intanto dopo Cina e Corea del Sud, apripista del tracciamento, il metodo si sta espandendo ad altri Paesi. Negli Stati Uniti – riporta il Wall Street Journal – funzionari governativi stanno già utilizzando i dati sulla posizione di milioni di smartphone insieme ai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc). L’obiettivo è monitorare fino a 500 città per capire gli spostamenti e pianificare una risposta alla pandemia. I dati, a quanto pare, vengono trasmessi dai principali attori dell’industria pubblicitaria, vale e a dire gli stessi che li impiegano per mandarci pubblicità personalizzate. Anche l’Irlanda, paese dove sono ubicate le sedi europee dei big della Silicon Valley, sta lavorando ad un’applicazione per il tracciamento che dovrebbe essere pronta in una decina di giorni. L’app dovrebbe usare la tecnologia Bluetooth e il suo utilizzo essere volontario da parte degli utenti, in conformità al Regolamento generale europeo sulla protezione dei dati (Gdpr). Per l’uso di questi sistemi “sono obbligatorie forti garanzie di legge”, dice al Wall Street Journal Wolfie Christl, attivista per la privacy.

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