I detenuti di Secondigliano in una lettera: «Celle sovraffollate, il virus può fare una strage»

Redazione,  

I detenuti di Secondigliano in una lettera: «Celle sovraffollate, il virus può fare una strage»

Une lettera di due pagine inviata al Papa e ai vertici del Governo. Due pagine scritte da un gruppo di detenuti  del Reparto S4 del carcere di Secondigliano per chiedere attenzione, quella che stanno rivendicando dall’inizio dell’emergenza Covid-19. «Siamo stati tranquilli – scrivono – nel momento in cui ci sono stati sospesi i colloqui, non perché non eravamo sconvolti, anzi, ma perché abbiamo compreso subito l’alto rischio di contagio a cui saremmo andati incontro, se avessimo avuto contatti con i nostri familiari. Però man mano abbiamo metabolizzato questa crisi epidemiologica, adesso iniziamo ad avere le nostre paure e i nostri dubbi. Partiamo dal presupposto che le pene vanno pagate con la privazione della libertà, non con la privazione della dignità e della vita stessa». Sottolineano la paura che il virus possa superare anche le barriere del carcere e diventare così «una bomba pronta». «Come facciamo noi a rispettare questa benedetta distanza – scrivono ancora – vi chiediamo un intervento concreto e tempestivo perché nella realtà in cui viviamo sarebbe una vera e propria pandemia, anche perché qui  entrano ed escono agenti penitenziari, medici, operatori che potrebbero essere portatori del virus. Il sovraffollamento persisterà ancora e la nostra paura è che anche il tempo a nostra disposizione sta diminuendo, prima che il Covid-19 dilaghi tra noi e porti una strage indescrivibile e impensabile». I detenuti hanno paura e per questo provano a smuovere i vertici governativi e religiosi: «Vogliamo – aggiungono -che venga rispettato il nostro diritto alla vita, c’è bisogno di ridurre il numero dei detenuti nei nostri penitenziari, che supera di gran lunga la reale capienza, anche perché c’è anche un elevato numero di detenuti in attesa di essere giudicati. Magari, dopo anni, considerata la lentezza processuale italiana dovuta alla considerevole mole di lavoro, vi sarà per questi ultimi una sentenza di assoluzione, e intanto oggi rischiano addirittura la morte. Abbiate il coraggio di una decisione che sia seria e radicale, anteponendo il nostro diritto alla vita a qualsivoglia pregiudizio o inutili lotte tra partiti. Siamo alla vigilia di un’esplosione gravissima del contagio e ci chiediamo noi che fine faremo. Vi prego, non vi dimenticate di noi».

CRONACA