Castellammare. Altri due medici contagiati, sette infermieri in quarantena

Tiziano Valle,  

Castellammare. Altri due medici contagiati, sette infermieri in quarantena

Due medici del reparto di Medicina d’Urgenza dell’ospedale di Castellammare di Stabia contagiati dal virus Covid-19, che si sommano ai due camici bianchi, uno del pronto soccorso e l’altro di Cardiologia, già risultati positivi nei giorni scorsi e tuttora in quarantena. Oltre ad altre sette persone, tra infermieri e operatori socio assistenziali in isolamento domiciliare e in attesa dell’esito del tampone. Numeri che crescono giorno dopo giorno e fanno temere un possibile focolaio proprio all’interno del presidio sanitario che dovrebbe curare gli ammalati di Coronavirus.La situazione all’interno del San Leonardo è esplosiva a tal punto che i sindacati attraverso una nota unitaria firmata da Fials, Fsi Usae, Nursing Up, Cgil e Uil ritengono che l’ospedale di Castellammare di Stabia sia «pesantemente a rischio sia per gli ammalati, sia per l’utenza e per che gli operatori tutti». I sindacati accusano senza mezzi termini il direttore sanitario Mario Muto chiedono «l’allontanamento o la nomina di un dirigente sanitario che lo accompagni in questa fase così delicata di emergenza».A preoccupare, in particolare, è la situazione dei reparti di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso, dove tra medici, infermieri e operatori socio assistenziali ci sono otto dipendenti in quarantena, quasi tutti con sintomi da Covid-19. Tant’è vero che nella giornata di ieri, la direzione generale dell’Asl Na 3 Sud è corsa ai ripari sottoponendo a tampone venti operatori sanitari tra Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza. Accertamenti che si sommano a quelli fatti nei giorni scorsi anche nei reparti di Ginecologia, Ostetricia, Blocco Operatorio, Cardiologia e Direzione Sanitaria per i quali si è in attesa di esito. Sono settanta in tutto i dipendenti dell’azienda sanitaria locale, in servizio all’ospedale San Leonardo, che attendono di sapere se sono stati affetti da Covid-19. Il rischio è quello di un focolaio che sarebbe difficile da controllare, anche perché gli eventuali operatori positivi potrebbero aver contagiato a loro volta familiari o pazienti. «Dopo gli episodi gravissimi accaduti nei servizi Ostetricia e Ginecologia, Terapia Intensiva Neonatale, Pronto Soccorso, Cardiologia, Blocco Operatorio, Chirurgia Generale a cui gli operatori e la cittadinanza non hanno avuto alcuna risposta, nulla è stato prodotto da questo Direttore Sanitario che assiste passivamente facendosi fotografare sui mass media in un percorso Covid-19 senza guanti, con la mascherina non a norma ed un camice sudicio», accusano le sigle sindacali che mettono sul banco degli imputati Mario Muto. Una situazione che scuote anche l’amministrazione comunale di Castellammare di Stabia. Il sindaco Gaetano Cimmino aveva tuonato dopo l’episodio di una partoriente positiva, chiedendo di accertare se fossero stati rispettati i protocolli per evitare la diffusione del contagio. Una vicenda sulla quale è stato fatto calare il silenzio, a tal punto che il sindaco Gaetano Cimmino ricorda: «Chiarezza e trasparenza dovevano esserci da quando si è creato il caso in sala parto. Abbiamo sollecitato risposte ed una relazione in merito, che non ci è ancora pervenuta». Un duro atto d’accusa quello del primo cittadino di Castellammare: «Invece di rassicurare la gestione dell’Asl sta creando un caos infinito ed i cittadini chiedono risposte. Qual è il reale rischio a cui la collettività è sottoposta? I nostri medici, i nostri infermieri ed i nostri operatori sono stati salvaguardati? I pazienti contagiati e i casi sospetti sono stati isolati?», chiede Cimmino che ora pretende «risposte subito su tutto ciò che sta accadendo. E le risposte dovranno essere convincenti. Non attenderò oltre nello scrivere ancora al ministero della Salute, alla Regione, alle forze dell’ordine ed alla Procura».A chiedere la verità è anche il consigliere comunale di Liberi e Uguali, Tonino Scala: «Sono oramai settimane che i sindacati lanciano un grido d’allarme, inascoltato, sulle condizioni pietosissime dell’ospedale San Leonardo, colonna portante dell’ASL Napoli 3 – dice – Sono settimane che diciamo con forza che gli operatori sanitari non vengono messi nelle condizioni di poter lavorare. Se si ammalano medici e infermieri è la fine. Se il San Leonardo diventa focolaio, non ne usciamo più. Il sindaco deve alzare con forza la voce nei confronti della direzione dell’Asl e del Presidente della Regione, in gioco c’è la salute dei cittadini».

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