Boscoreale, la famiglia di eroi. Sono 4 infermieri in prima linea

Pasquale Malvone,  

Boscoreale, la famiglia di eroi. Sono 4 infermieri in prima linea

Carlo Sorrentino è stato il primo cittadino di Boscoreale positivo al tampone faringeo. Fino a qualche settimana fa era in trincea al Covid Hospital di Scafati come co- ordinatore infermieristico del reparto di anestesia e rianimazione. Ed è lì che con tutta probabilità ha contratto il virus. Il prossimo sette aprile termi- nerà il periodo di quarantena domiciliare volontaria, a cui è stata sottoposta anche la sua famiglia, tutti infermieri. Sua moglie lavora nel reparto di chirurgia e trapianti di rene e sua figlia in quello neonatale all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno; suo figlio, invece, al Cardarelli di Napoli. A loro, però, non è stato fatto il tampone. Non sanno dunque se sono soggetti asintomatici ma positivi, e quindi potenzialmente contagiosi. «Non oso immaginare cosa accadrebbe se i principali untori del virus fossero degli operatori sanitari in quarantena…» si domanda preoccupato Sorrentino che ha voluto raccontare la sua storia in esclusiva a Metropolis e lanciare un appello alle autorità sanitarie.

«Il mio senso del dovere, la mia etica professionale e il rispetto per l’intera comunità mi ha fatto attivare subito i protocolli previsti non appena ho avuto i primi sintomi». Infatti prima che arrivasse l’ufficialità del tampone – pervenuta solo sette giorni dopo – si è autodenunciato alle autorità sanitarie e al Centro operativo comunale chiedendo prontamente l’atti- vazione della quarantena su autodenuncia, disposta dal sindaco Antonio Diplomatico nonostante non fosse ancora pervenuta una comunicazione ufficiale. «Ognuno ha fatto la sua parte con senso di responsabilità ed è bene che si continui anche ora, per non vanificare gli sforzi fatti fino a oggi».

Dalla corsia all’isolamento E’ lo stesso Sorrentino a raccontare quello che poteva di- ventare l’inizio di un incubo. «Anche se avevo solo qualche linea di febbre, avevo capito subito che ero stato contagia- to. Ho richiesto il tampone e mi sono autodenunciato alle autorità preposte». Una scelta dettata dalla sua coscienza di operatore sanitario che si è rivelata determinante, per la sua salute e quella del prossimo.

«Ho avuto comunicazione solo in via ufficiosa. Al matti- no successivo – prosegue – ho contattato il medico curante che ha informato il Centro operativo comunale che ha disposto la quarantena per me e per la mia famiglia». Sono stati giorni difficili, e non potrebbe essere altrimenti. A dargli forza e coraggio è stato il desiderio di tornare di nuovo sul campo di battaglia. Sorrentino ha anche pubblicato un post su Facebook dove ha avuto il coraggio di raccontare pubblicamente quanto gli stava accadendo ai suoi concittadini, che hanno ricambiato con messaggi di stima e di augurio per una pronta guarigione. «La loro solidarietà è stata un’ulteriore spinta a ripren- derci quanto prima da que- sta situazione. Ci ha aiutato a vivere la quarantena con maggiore serenità e rinnova- to ottimismo». Tampone ai familiari Il peggio è passato. Il virus è ormai sconfitto. Sorrentino si sente come un gladiatore pronto al combattimento al fianco dei suoi colleghi: «Mi sento bene e sono più carico di prima, ma questa volta non autocertificherò la mia guarigione».

E’ in attesa che gli venga fatto il tampone entro il sette aprile, giorno in cui terminerà la quarantena. «E mi aspetto – dice – che venga seguito lo stesso protocollo anche per la mia famiglia. Siamo tutti operatori sanitari e non possiamo permetterci passi falsi. Il mio – conclude – vuole essere un appello al senso di responsabilità che in questo momento deve andare oltre i protocolli. Ci sono in ballo tante vite umane».

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