Conte non si arrende, si tratta fino a Consiglio Ue Triangolo Roma-Parigi-Berlino

Redazione,  

Conte non si arrende, si tratta fino a Consiglio Ue  Triangolo Roma-Parigi-Berlino

Un accordo in cui viene citato il Mes e non viene nominato il totem dei bond comunitari non può piacere né all’Italia né al premier Giuseppe Conte. Ma il governo, al termine di un Eurogruppo che è quasi un unicum nella storia dell’Ue, è consapevole che la partita non è finita. Per questo, rompere ora con i toni altisonanti utilizzati, ad esempio, dall’opposizione, non converrebbe. “La trattativa finisce al Consiglio Ue, l’Eurogruppo è chiamato a fare una proposta”, spiega una fonte di governo lasciando intendere che le porte della diplomazia intra-europea sono tutt’altro che chiuse. E Parigi e Berlino, al di là delle divergenze, restano i due principali interlocutori dell’Italia. Il governo deve giocare sul tempo, dilazionando il più possibile la messa in atto del fondo di solidarietà proposto dalla Francia (e teoricamente finanziabile con debito comune europeo) e, nel frattempo, fare tesoro dei due strumenti su cui c’è accordo comune: il fondo Sure sulla crisi dell’occupazione e l’azione della Banca Europea degli Investimenti, diretta più al tessuto produttivo. Il Mes, anche nella sua versione “light”, il governo non ha alcuna intenzione di attivarlo. Anche perché si ritroverebbe di fronte alla trincea delle opposizioni – con Matteo Salvini pronto a chiedere la sfiducia del governo – e alla tenuta di un gruppo M5S sul quale in pochi, soprattutto sul grande nodo del fondo salva-stati, oggi scommetterebbero. I contatti di Palazzo Chigi con la cancellerie europee, per tutta la giornata, non si interrompono tanto che, mentre è in videoconferenza con Regioni e Anci, Conte è costretto ad assentarsi per alcuni minuti per un ultimo aggiornamento sull’Eurogruppo. Il “no” agli Eurobond certifica, agli occhi del premier, la mancanza di un cambio di passo dell’Ue. E se con Francia e Germania il dialogo non può essere interrotto, la distanza con i falchi olandesi, al momento, sembra non percorribile. Tanto che, non solo nell’opposizione ma anche nella maggioranza, non si lesinano attacchi al governo Rutte. “Gli amici Ue di Salvini e Meloni ci affossano”, protesta il Pd. Mentre sul blog delle Stelle il sottosegretario Manlio Di Stefano verga il suo avvertimento: “L’Olanda sottrae entrate tributarie agli altri Paesi europei. L’Ue rischia l’implosione se non adotterà un metodo di cancellazione o limitazione sui propri paradisi fiscali interni”, sottolinea l’esponente M5S. Nel Movimento si va anche oltre: 22 parlamentari firmano un documento in cui evocano un cambio epocale di strategia geopolitica. “Qualora ci fosse una refrattarietà degli Stati membri Ue a iniziare un nuovo paradigma in grado di rispondere alla crisi sistemica” serve “stabilire accordi preventivi per la stabilizzazione monetaria con Usa, Giappone e Cina, oltre che con i singoli Stati membri della Ue con interessi strategici convergenti”, si legge nel documento. Testo che arriva a poche ore dalla lettera al Corsera in cui il segretario di Stato Usa Mike Pompeo assicura che “nessuno aiuterà l’Italia come gli Stati Uniti”, annunciando interventi “di assistenza diretta”. Una sponda, quella di Washington, che si concretizza anche nella telefonata in cui Melania Trump assicura a Laura Mattarella, figlia del presidente della Repubblica, che “gli americani saranno al fianco dell’Italia”: Una sponda che Conte, nella partita finale con l’Ue, potrebbe giocarsi anche come jolly nella trattativa con i falchi del Nord. Preparandosi, allo stesso tempo, a studiare un decreto aprile destinato ad accrescere di non poco il deficit italiano. Del resto, come spiega lo stesso ministro per gli Affari Ue Enzo Amendola, il “rischio è che ogni Paese vada avanti da solo”.

CRONACA