San Leonardo, due inchieste a Castellammare. Caos sulla dottoressa positiva: ha continuato a fare tamponi

Tiziano Valle,  

San Leonardo, due inchieste a Castellammare. Caos sulla dottoressa positiva: ha continuato a fare tamponi

Una dottoressa che per due giorni continua a lavorare a contatto con colleghi e pazienti, nonostante fosse in attesa dell’esito del tampone e accusasse febbre. Un paziente che viene trasferito nel reparto di Cardiologia, pur in presenza di sintomi tipici del Coronavirus. Sono solo gli ultimi episodi avvenuti all’interno dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia che vanno a infoltire la già copiosa documentazione in possesso della Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della direzione generale dell’Asl Na 3 Sud. Una doppia inchiesta che punta a fare luce sulle responsabilità individuali di operatori sanitari che aggravano un quadro già pesante. All’interno dell’ospedale San Leonardo si è registrato il contagio di 15 persone, tra medici, infermieri e operatori socio sanitari e l’ipotesi è che almeno la metà di questi possano dipendere dal mancato rispetto dei protocolli indicati per evitare la diffusione del contagio. Uno degli esempi è proprio l’ultimo episodio che si è registrato all’ospedale San Leonardo. Una dottoressa ha continuato a lavorare nonostante la febbre e il fatto che lei stessa, qualche giorno prima, avesse chiesto di essere sottoposta a tampone per verificare l’eventuale positività al virus. Per due giorni è stata a contatto con colleghi e pazienti, prima di scoprire di essere stata contagiata. I vertici dell’Asl Na 3 Sud hanno aperto un’inchiesta interna spedendo tutta la documentazione alla Commissione Disciplinare: l’obiettivo è capire perché la dottoressa non si sia messa in quarantena. E qualora altri colleghi o pazienti che hanno avuto contatti con lei risultassero positivi inevitabilmente anche l’autorità giudiziaria sarebbe chiamata ad approfondire la vicenda. La stessa Commissione Disciplinare, poche settimane fa, è stata costretta ad affrontare anche la vicenda di una partoriente positiva che era stata sottoposta a tampone solo dopo aver dato alla luce la sua piccola. La neomamma risultata positiva, ora è guarita, sta bene ed è potuta tornare a casa assieme alla sua bambina che non ha mai avuto problemi di salute. Ma secondo una denuncia dei sindacati in quella situazione non si sarebbero rispettati i protocolli previsti per evitare la diffusione del contagio. La Procura intanto ha acquisito anche una denuncia firmata da alcuni medici e infermieri, rispetto ai percorsi previsti per i casi sospetti. In particolare si fa riferimento a un paziente che è stato ricoverato nel reparto di Cardiologia, nonostante avesse sintomi sospetti di Coronavirus. L’uomo è risultato positivo solo dopo il terzo tampone a cui è stato sottoposto, ma il periodo di degenza non l’ha trascorso in isolamento. Per giorni è stato a contatto con altri pazienti e personale sprovvisto dei necessari dispositivi di sicurezza. Vicende che danno il senso delle difficoltà organizzative di un ospedale che al momento ha il non invidiabile primato di numero di contagi tra medici, infermieri e operatori socio sanitari. Sono già 15 i dipendenti contagiati e il rischio che il bilancio possa aggravarsi, dopo gli ultimi episodi, è concreto. Un’eredità pesante che solo da pochi giorni ha dovuto raccogliere la dottoressa Rosalba Santarpua, succeduta al direttore sanitario Mario Muto, messo alla porta fino al termine dell’emergenza pandemica. Una rivoluzione che ha portato anche al ritorno del dottor Pietro Di Cicco, alla guida del reparto di pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo. L’obiettivo è quello di dare un’organizzazione a un presidio in sofferenza, cercando di limitare i danni anche se a pesare spesso sono le responsabilità personali. Proprio per questo motivo, nelle ultime ore, i vertici dell’Asl Na 3 Sud hanno deciso di cambiare registro e applicare la tolleranza zero. La Commissione Disciplinare esaminerà tutte le procedure che non rispetteranno i protocolli, assumendo provvedimenti nei confronti dei responsabili e valutando l’ipotesi di segnalare all’autorità giudiziaria i casi ritenuti più gravi.

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