Castellammare. Nuove direttive in ospedale: una stanza Covid in ogni reparto, il personale insorge

Redazione,  

Castellammare. Nuove direttive in ospedale: una stanza Covid in ogni reparto, il personale insorge

Una stanza dedicata ai casi sospetti di Coronavirus in ogni reparto dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. La proposta della nuova direttrice sanitaria Rosalba Santarpia, che nominerà una commissione di esperti interni per valutarne la fattibilità, fa già storcere il naso a medici e infermieri in servizio nel presidio stabiese. Chiuso il fronte dello scontro con Mario Muto, messo alla porta a seguito dell’elevato numero di contagi in corsia, se ne apre un altro con la nuova direttrice sanitaria che ha preso il suo posto.La proposta avanzata dalla dottoressa Santarpia è contenuta in un documento di cinque pagine indirizzato a tutti i medici responsabili dei reparti oltre che ai vertici dell’Asl Na 3 Sud.

La direttrice sanitaria del San Leonardo illustra le difficoltà che, in alcuni casi, si riscontrano nel diagnosticare l’infezione da Covid 19 in alcuni pazienti anche risultati positivi ai tamponi e le possibili contromisure da adottare per evitare – a suo avviso – il rischio contagio all’interno dell’ospedale.

Finora nel San Leonardo i casi sospetti venivano assistiti in isolamento in stanze dedicate del pronto soccorso, dopo aver riscontrato sintomi come la temperatura corporea o difficoltà respiratorie. Ciò non è bastato, perché in alcuni casi è accaduto che pazienti poi risultati positivi sono arrivati nei reparti. E’ accaduto, ad esempio, con un anziano che è stato ricoverato per giorni in Cardiologia prima di scoprire che in realtà fosse stato contagiato dal virus e questo inevitabilmente a esposto a rischio sia gli operatori che gli altri pazienti.Secondo la nuova direttrice sanitaria dunque per cercare di risolvere questa criticità c’è bisogno di dedicare una stanza per i sospetti casi di Covid 19 in ogni reparto dell’ospedale San Leonardo.

La dottoressa Santarpia nel lungo documento illustra come dovrebbe essere attrezzata questa camera, cominciando da una targhetta esposta sulla porta, fino alla dotazione di un cellulare che dovrebbe servire per comunicare con il paziente e limitare gli accessi da parte degli operatori sanitari che dovrebbero anche avere un’altra stanza riservata per vestizione e svestizione, con percorsi separati per ingresso e uscita. Secondo la direttrice sanitaria, che pone una lunga serie di prescrizioni da osservare per realizzare questo tipo di assistenza, andrebbe inoltre riservato uno degli ascensori al solo utilizzo dei pazienti Covid.La possibilità di dedicare una stanza ai casi sospetti in ogni reparto, però fa storcere il naso a una buona parte di medici e infermieri.

Troppi i rischi secondo gli operatori sanitari, a cominciare dalla scelta ritenuta «discutibile» di far circolare persone che – già si teme – potrebbero aver contratto il virus, praticamente per l’intera struttura. Dubbi che riguardano non solo il rischio contagio per gli operatori sanitari, in molti casi sguarniti dei necessari dispositivi di sicurezza, ma anche la stessa assistenza ai pazienti. Cosa accadrebbe se una persona ricoverata sostanzialmente in isolamento dovesse accusare un malore? Dovrebbe chiamare al cellulare per avere assistenza, considerato che le visite degli operatori sarebbero limitate? E ancora: se si tratta di un caso sospetto, quale ascensore deve utilizzare? Quello per i casi Covid, con il rischio d’infettarsi o quello libero utilizzato anche dalle persone che non sono contagiate?Timori che sono ancor più accentuati in un ospedale che ha già fatto registrare sedici contagiati tra gli operatori sanitari dall’inizio dell’emergenza e dove si sarebbero registrate più volte violazioni dei protocolli.

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