Terapie intensive sotto 3mila. Record tamponi e calo ricoveri. Brusaferro: «Al Sud circolazione del Covid contenuta»

Redazione,  

Terapie intensive sotto 3mila. Record tamponi e calo ricoveri. Brusaferro: «Al Sud circolazione del Covid contenuta»

Non c’è alcuna possibilità che l’Italia possa riaprire senza prevedere ancora delle misure di contenimento per molti mesi: almeno 9 italiani su 10 non sono entrati in contatto con il coronavirus e, dunque, “siamo molto lontani dall’immunità di gregge”, l’unica ‘medicina’ possibile – oltre al vaccino che al momento non c’è – per sconfiggere il virus. Con le regioni in pressing sul governo per allentare il più possibile il lockdown, è il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro a frenare ogni velleità di agire senza la “massima cautela” e in maniera non graduale. Bisogna muoversi “passo dopo passo” ripete, anche se i dati sembrerebbero dire il contrario. Per la prima volta dal 20 marzo ci sono meno di 3mila pazienti ricoverati in terapia intensiva: oggi sono 2.936, 107 in meno di mercoledì, e all’inizio di aprile erano 4.035. Negli stessi quindici giorni, inoltre, il numero dei guariti è più che raddoppiato. Dai 16.847 del 1 di aprile siamo arrivati a oltre 40mila. Non solo: nelle ultime 24 ore – con 61mila tamponi effettuati che è il numero più alto dall’inizio dell’emergenza – sono usciti dagli ospedali ben 750 ricoverati, un numero mai registrato finora. E anche dal dato più angosciante, quello delle vittime che ormai sono 22.170 con un incremento rispetto a mercoledì di 525, arriva qualche piccolo segnale positivo. Rispetto a 15 giorni fa l’incremento giornaliero si è più che dimezzato: era del 5,85% il 1 aprile, è del 2,43% oggi. Tutto questo non è però sufficiente per pensare di avercela fatta. Il perché è semplice. Brusaferro lo dice chiaramente spiegando che tutte le stime in possesso degli scienziati dicono che ad essere entrata in contatto con il virus è una percentuale di italiani che varia tra il 5 e il 10%, dunque un massimo di 6 milioni che potrebbero essere immuni. Gli altri 54 sono completamente ‘scoperti’. “Oggi sappiamo che ci sono stime variabili da regione a regione, ma in generale il 90% delle persone in Italia non è venuto a contatto col virus – dice il presidente dell’Iss – Questo vuol dire che una larghissima parte della popolazione è ancora suscettibile. Per avere l’immunità di gregge bisognerebbe avere circa l’80% di persone venute a contatto col virus e dunque siamo molto lontani dal target, non c’è un golden standard”. Ci sono province, come quella di Bergamo, dove la percentuale di chi non è entrato in contatto col virus scende all’80%, ma altre dove sale ben oltre il 95%. Dunque siamo sempre lì, 9 italiani su dieci sono ancora a rischio. Ecco perché “dobbiamo essere estremamente attenti e molto cauti nelle misure che prendiamo” per riaprire il paese, è il monito che arriva dalla scienza, e “per evitare la ripartenza della curva, i cui effetti li abbiamo visti tutti”. Senza contare che le regioni più sotto stress fin dall’inizio dell’emergenza, come la Lombardia, o altre che successivamente hanno avuto un’impennata dei contagi, come il Piemonte, sono ancora in una situazione difficile: in Lombardia anche oggi ci sono state 231 vittime e 169 nuovi contagiati, mentre in sole 24 ore il Piemonte ha fatto segnare 588 nuovi malati e altri 79 morti. “Bisogna considerare che in quelle regioni la circolazione è stata più elevata” dice Brusaferro parlando di “tre Italie”: il Sud e le isole, “dove la circolazione è molto contenuta”, il Centro, “dove la circolazione intermedia è presente e richiede per questo molta attenzione”, e poi il nord “dove la circolazione è molto elevata” e dove il calo dei contagi, che c’è, deve per forza tener conto “della quantità dei casi”.

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