Il virus inguaia i Comuni della penisola sorrentina, nel 2020 saltano i 10 milioni dell’imposta di soggiorno

Salvatore Dare,  

Il virus inguaia i Comuni della penisola sorrentina, nel 2020 saltano i 10 milioni dell’imposta di soggiorno

Prima che scoppiasse la pandemia, avevano iscritto cifre a bilancio a dir poco corpose. Perché c’era la sensazione, più che motivata, che l’estate 2020 sarebbe stata addirittura migliore, in termini di flussi, arrivi e presenze, rispetto alle stagioni precedenti. Ma ora, col lockdown e le future restrizioni anche sanitarie per l’accoglienza e i dubbi che riguardano la riapertura degli hotel e delle strutture extralberghiere, devono risolvere l’enigma dei bilanci: tutti da rifare. I sei Comuni della penisola sorrentina, verso la nuova stagione turistica, si ritrovano con le casse “orfane” dei potenziali introiti dettati dall’imposta di soggiorno. Parliamo all’incirca di dieci milioni di euro: soldi in contanti in arrivo dai turisti, italiani e stranieri, che avrebbero pagato alle strutture prescelte per l’alloggio. Nel dettaglio, si tratta di somme importanti che i Comuni avrebbero dovuto e potuto riutilizzare in diversi settori. Dal marketing territoriale agli eventi, dalle manifestazioni ad attività legate al turismo, senza dimenticare che, come già accaduto in passato, spesso tali fondi sono serviti per finanziare manutenzioni. Nel dettaglio, l’amministrazione di Sorrento aveva ipotizzato un incasso per il 2020 di oltre sei milioni e mezzo di euro, forse anche di più. La giunta di Vico Equense aveva previsto incassi pari a seicentomila euro, qualcosa in più sul dato 2019. Ancora più alte le ipotesi messe nero su bianco dal sindaco di Massa Lubrense, Lorenzo Balducelli: 750mila euro. Addirittura quasi 900mila euro invece per l’amministrazione di Sant’Agnello. Sostanziosi anche i report delle amministrazioni comunali di Piano di Sorrento e Meta: rispettivamente, 350mila e 220mila euro. Fatta la somma, ecco il totale: almeno 9,3 milioni di euro. Ma che potevano divenire ancora qualcosa di più alto considerando le riscossioni in atto delle quote pregresse e non versate da alcune strutture alberghiere ed extralberghiere. Ed ora che succede? Mentre si attendono riscontri sulla fase due e sulle modalità attraverso le quali si potrà approntare un piano di rilancio e ripresa per il comparto turistico, le amministrazioni comunali stanno lavorando sodo per correggere i bilanci. Pure perché è necessario allinearsi nell’ambito dei consutivi alle ormai certe assenze dei fondi dell’imposta di soggiorno. L’effetto sui servizi quale sarà? Bisognerà valutare. E’ evidente che, così come evidenzia il sindaco di Sant’Agnello Piergiorgio Sagristani, «non ci saranno feste ed eventi, le risorse economiche con cui venivano finanziate queste attività non vi sono più e dunque, seppur auspichiamo una ripresa, siamo certi che non ci sarà qualcosa di così compatto per gli introiti». Il riferimento è al fatto che si spera che almeno a luglio si possa consentire alle strutture ricettive di riaprire e riaccogliere i turisti. Anche se sicuramente ci saranno ripercussioni negative e si presuppone che bisognerà soltanto riferirsi al mercato italiano magari rimanendo aperti in inverno.

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