La moglie è al Cotugno, lui combatte a Boscotrecase: il compleanno in videochat

Salvatore Piro,  

La moglie è al Cotugno, lui combatte a Boscotrecase: il compleanno in videochat

Una torta fatta in casa al cioccolato e una sola candelina da soffiare per i suoi primi 78 anni. E’ una candelina speciale. Significa ritorno alla vita, un incubo gettato alle spalle. Poi ancora una famiglia ritrovata dopo il gran spavento e il profumo di un amore antico. Mai spento. Neanche il Coronavirus ce l’ha fatta. E’ stato il compleanno più bello per Michele Langella. Lui, torrese purosangue, per 40 anni è stato infermiere all’ex ospedale civile in piazza Cesaro. Adesso è invece dall’altra parte della barricata. Ricoverato su un lettino freddo, dagli inizi di aprile. La diagnosi, del resto, non lasciava scampo: “polmonite interstiziale da Covid-19”. Necessario quindi il ricovero nella terapia intensiva del Covid center di Boscotrecase. Da allora, Michele non ha mai smesso di lottare. “E’ stato un leone. Attaccato a morsi e a denti stretti alla vita” dicono i suoi figli. Il primo è un maschio, si chiama Francesco. E’ emigrato in Germania tempo fa in cerca di lavoro e fortuna. Le altre due sono Amelia e Marianeve. Quest’ultimo nome, a Torre Annunziata, simboleggia fede e preghiera. Quasi invoca il miracolo. Forse, ieri, anche compiuto. Perchè Antonio è finalmente uscito dalla rianimazione. E nel giorno del suo compleanno le figlie Amelia e Marianeve, sì proprio lei, accompagnata in ospedale dal marito Felicio Guida, hanno lasciato ai medici una splendida torta al cioccolato. Era fatta in casa. Sopra, poi, una sola candelina da soffiare. Sono stati gli infermieri di Boscotrecase, i colleghi di un tempo, a effettuare la speciale consegna. I medici hanno acceso la piccola candela. Gli ex colleghi di Michele hanno intonato “tanti auguri”. Nel frattempo, è partita una videochiamata su WhatsApp. Collegati con papà, nel giorno di un compleanno che passato l’incubo ha di nuovo il profumo dolce della vita, c’erano Amelia, Marianeve e Francesco. “Volevamo vederlo in faccia. Provare a scorgere un sorriso dietro quella maschera. Papà è un leone. Si è commosso, ma non ha pianto”. Le lacrime, però, sono venute a stretto giro. A Michele, il cellulare è servito infatti per un ultimo augurio. Il più forte. Allo stesso tempo, forse, pure il più amaro. Dall’altra parte, su WhatsApp, c’è l’amore di una vita. E’ lei, sua moglie Rosa, ha 69 anni. Da cinquanta è sposata con Michele. “Un amore folle, non si sono mai lasciati. Da quando papà, un giorno, andò ad Angri per una commissione. La vide e rimase folgorato. Si abbracciano ancora adesso. Stringendosi come allora” racconta Marianeve. Un tempo pure Rosa era giovane e forte. Ora però ha il Coronavirus. “Lotta come mio suocero, ma sta al Cotugno” svela il marito di Marianeve, Felicio Guida. E’ stata mamma Rosa la prima in famiglia ad aver contratto il virus. Il tampone, per lei, è arrivato dopo febbre e tosse. Poi cinque giorni di ricovero all’ospedale San Leonardo di Castellammare. Aspettando, oltre al tampone, anche una salvifica dialisi. “Mamma sta lottando come papà. Il Coronavirus non ha scalfito la loro storia d’amore. Ogni giorno si scambiano messaggi col cellulare”. Il messaggio di auguri, firmato Rosa, è infine puntualmente arrivato. Michele, dopo aver spento la candelina in ospedale, ha aperto la chat. Tra i messaggi da leggere ce n’era uno. Particolare e tenero. Inviato dal Cotugno di Napoli. “Auguri amore mio” l’esordio “sei e sarai sempre il mio bastone. Pensavamo di non  farcela e invece siamo ancora qui. Per festeggiare il tuo compleanno. Dobbiamo farci forza perchè i nostri figli hanno ancora bisogno di noi. E’ grazie a loro che ci troviamo in ospedale, miracolati. Soprattutto tu non meritavi di morire così. Lo sai che ti amo. E ti amerò per il resto della mia vita”. Michele ha letto. Poi ha spento il cellulare. Forse, ieri, per la prima volta Michele ha pure pianto.

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