Castellammare. Minacce ai medici del San Leonardo: «Ci farete infettare tutti, andate via dal palazzo»

Giovanna Salvati,  

Castellammare. Minacce ai medici del San Leonardo: «Ci farete infettare tutti, andate via dal palazzo»

«Ci farete infettare tutti, continuate a portare il virus dai vostri ospedali». Dieci parole, solo dieci. Quante bastano per lanciare un’accusa assurda nei confronti di chi tutti i giorni è impegnato in prima linea nell’emergenza Coronavirus rischiando la propria stessa vita. Un messaggio recapitato a una coppia di medici dell’ospedale San Leonardo di Castellammare. Lei ortopedico, lui in servizio al presidio del 118. Entrambi vivono in un condominio stabiese e ieri mattina, al termine del turno di lavoro, hanno scoperto il messaggio inquietante che li ha trafitti comeun colpo al cuore. A trovarlo, scritto a penna su di un foglio bianco, è stato Alfredo: «Era nella cassetta postale all’ingresso del mio palazzo, nella nostra buca delle lettere», racconta escludendo la possibilità che non fosse destinata a loro. «Siamo gli unici che fanno questo lavoro – spiega – credevo fosse un appunto, qualche foglietto inserito per sbaglio da qualche ragazzino, o un messaggio dei miei familiari. Poi l’ho aperto e l’ho letto: non credevo si arrivasse a tanto. Sono ancora incredulo rispetto ad una discriminazione così forte».Lo hariletto almeno sei volte prima di capire la crudeltà di quelle parole. «Non l’ho strappato e non ho nemmeno pensato di bussare alle porte di quei vicini e chiedere chiarimenti. Al contrario l’ho preso e portato in casa. In un primo momento non volevo parlarne con mia moglie e i miei figli, ma poi ho condiviso con loro il messaggio – spiega Alfredo – non è stato un bel messaggio. Sapere che i nostri vicini credono che siamo veicolo di contagio fa male e anche tanto». Hanno subito pensato di denunciare l’accaduto ma poi, dopo aver riflettuto a lungo, hanno deciso di lasciare un annuncio di risposta facendo in modo che tutti i residenti del loro palazzo potessero leggere. Nessuna battaglia, dunque. Ancora una volta quei medici impegnati in trincea, rischiando il contagio con la paura nel cuore ma il coraggio che li spinge ad andare avanti, hanno scalato la montagna: «Vogliamo ringraziare chi ha avuto questo pensiero: noi negli ospedali ci andiamo per lavorare e questo ci fa onore – hanno replicato – consapevole del fatto di poter portare il virus nella nostra casa, ai nostri cari». E ancora: «Purtroppo è il rischio del nostro lavoro. Non ci siamo mai tirati indietro e nemmeno lo faremo dopo questa splendida e calorosa dimostrazione di affetto e ammirazione, grazie a voi».Una reazione che di certo non è stata semplice: due medici, una coppia come tanti altri che dall’inizio dell’inferno del Covid-19 sono in prima linea in una struttura dove c’è stato il maggior numero di sanitari contagiati nell’Asl Na 3 Sud. Eppure non si sono tirati indietro, non hanno avuto nemmeno il tempo di pensarci. Hanno preferito mettersi in gioco e rischiare anche in prima persona ma solo ed esclusivamente per salvare chi ha avuto la sfortuna di essere contagiato dal virus.«E’ stato un brutto segnale, ci saremmo aspettati solidarietà non discriminazione, sarebbe stato bello ricevere un messaggio di incoraggiamento – conclude Alfredo -. Un gesto simile è dettato sicuramente dalla paura e lo giustifichiamo, ma anche noi siamo umani e non siamo immuni al contagio, anzi. Siamo più esposti ma continuiamo a lavorare non per noi stessi ma per tutti quei cittadini ai quali non toglieremo mai il diritto alla salute».

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