Il virus nelle acque di scarico, le tracce anche nell’atmosfera: così si può studiare l’ondata di contagi

Salvatore Dare,  

Il virus nelle acque di scarico, le tracce anche nell’atmosfera: così si può studiare l’ondata di contagi

Dall’analisi delle acque di scarico si può capire come sta avanzando il coronavirus. Una scoperta fatta in America e che viene ufficializzata mentre una ricerca della Sima e delle università Federico II di Napoli e gli atenei di Trieste, Bari e Bologna afferma che la presenza del Covid 19 nel particolato atmosferico consente di prevenire la nuova ondata di epidemia. L’emergenza non è finita ma gli esperti portano a galla ulteriori tasselli cruciali nel percorso della fase due.

La spia delle acque di scarico

Chiamato “epidemiologia dei sistemi fognari”, il metodo, secondo quanto spiegato sulla rivista Science of the Total Environment, è in grado di scoprire la presenza del virus attraverso il rilevamento di tracce del genoma virale nell’acqua di scarico, anche se in un certo territorio è infettato solo un individuo su 114. Idealmente, spiega l’autore del lavoro Rolf Halden della Arizona State University, se l’acqua del servizio di fognatura in esamine si mantiene molto fredda, l’analisi potrebbe individuare la presenza del virus anche se nella zona servita da quella fognatura ci fosse solo un individuo contagiato ogni 2 milioni di abitanti. Con questa metodologia, non è possibile identificare i singoli casi di infezione, ma si può capire a che livelli un certo luogo (una città o un quartiere) è interessato dall’epidemia. Con un dato di questo tipo, spiega Halden, puoi dirigere lo screening diagnostico con i tamponi in modo mirato e preferenziale nelle zone più contagiate. Si potrebbero analizzare 2 miliardi di individui contemporaneamente, precisa Halden, studiando l’acqua delle fognature.

Il particolato

Intanto, assume un ruolo cruciale anche la ricerca condotta dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) con le università di Trieste, Bari, Bologna e l’Ateneo di Napoli Federico II. Questo studio evidenzia che è certa la presenza del Covid nel particolato atmosferico e si «apre la possibilità di avere un indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell’inizio di una nuova epidemia», ma una nuova via di contagio è tutta da dimostrare.

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