L’urlo di mille stagionali della penisola sorrentina: «Lo Stato ci restituisca la dignità, vogliamo lavorare»

Salvatore Dare,  

L’urlo di mille stagionali della penisola sorrentina: «Lo Stato ci restituisca la dignità, vogliamo lavorare»

Denunciano di essere stati «totalmente abbandonati» dallo Stato. Perché, in tanti, non hanno neppure visto un euro dall’inizio della pandemia. Sia per i tempi di erogazione dei bonus da 600 e 300 euro di governo e Regione Campania ancora ingolfati sia perché molti per assurdo non hanno diritto a ricevere benefit poiché godevano di contratti a termine. Sono i lavoratori stagionali della penisola sorrentina che battono i pugni sul tavolo e chiedono una svolta per il futuro sempre più a tinte fosche. Si tratta di una categoria in sofferenza per gli effetti della pandemia da coronavirus. E che ora fa quadrato, alza la voce e invoca aiuto. Lo fa innanzitutto in sinergia, alla vigilia del primo maggio, «la festa dei lavoratori ma che ora è la ricorrenza di chi un lavoro non ce l’ha più».

Tutto si snoda sui social con un movimento spontaneo che rilancia la propria crociata all’hashtag #ridateciladignità. Una dignità calpestata dalla scarsa attenzione per le professionalità che vanta l’indotto turistico, in tutte le sue ramificazioni. Da chi lavora negli alberghi a coloro che guidano strutture extralberghiere, dai driver delle aziende di trasporto private ai conducenti Ncc, dai “capitani” dei charter ai marittimi, dai camerieri agli addetti impiegati in bar e locali. Senza dimenticare balneari, bagnini, ristoranti, locali notturni, movida e altro ancora. Un oceano di uomini e donne, di genitori e coniugi, di gente che vanta esperienza, attributi, qualità morali e tecniche che non rientrano, come scrivono nelle chat di gruppo, «nelle priorità del governo e della Regione». In penisola sorrentina ci sono oltre 10mila stagionali, molti dei quali hanno già dovuto subire la beffa incredibile dettata dal rifiuto all’erogazione del bonus Covid. L’esempio lampante è quello di oltre 100 dipendenti dell’Hilton Sorrento Palace, che non essendo una struttura che osserva la chiusura di 70 (consecutivi) o 120 giorni (non consecutivi) non vengono inquadrati come potenziali percettori del contributo statale e regionale.

Ma come loro, ve ne sono tanti altri. L’ondata di selfie con i cartelli ben mostrati con il motto “Ridateci la dignità” è cominciato da un’idea di Massimo Somma, Brigida Massa e Massimo Mirone, operatori del comparto extralberghiero. Il loro gruppo Facebook conta già mille iscritti e sta calamitando l’attenzione di colleghi di tante altre realtà della provincia di Napoli e non solo. «Si stanno istituendo tremila tavoli, tremila unità di crisi, ma nessuno seriamente ha pensato agli stagionali – dice Somma – Il lavoratore doveva presenziare nelle sedi opportune e dire la propria, invece la politica è andata avanti rimanendo sorda. Ci sono grandissime difficoltà e non si intravedono scenari costruttivi e in sinergia. Ormai l’unico aiuto sensibile è quello del bonus spesa, nulla di più. L’impressione è che i nostri governanti, pensando di aver risolto il problema dell’alimentazione, abbia deciso di congelare le altre vertenze». Un grido di dolore che a fatica prova a farsi strada in questo drammatico momento storico. «C’è anche un’altra doverosa considerazione da fare – dicono i promotori del gruppo social – In penisola sorrentina il turismo in modo diretto o indiretto dà profitto e sostentamento alla maggioranza di famiglie. L’alternativa, per chi non è coinvolto nell’indotto, è spesso navigare. Ma anche decidere di lavorare a bordo di una nave sarà un’impresa visto che la crisi sta creando problemi importanti al mercato mercantile e crocieristico. Qui tutti rischiano di finire sul lastrico». Fatta la somma, ecco il totale: «Sembra quasi che govenro e Regione siano convinti che il turismo non ripartirà e dunque che è meglio mettere in secondo piano quei lavoratori che non possono essere salvati» sottolinea con amarezza Somma. Per non parlare degli esercenti, semplici commercianti pure tagliati fuori. «E’ un disastro».

CRONACA