Boscotrecase, i medici disertori del Covid hospital verranno trasferiti: «Congedo-permesso che sa di punizione»

Salvatore Piro,  

Boscotrecase, i medici disertori del Covid hospital verranno trasferiti: «Congedo-permesso che sa di punizione»

“La direzione sanitaria e il servi- zio di prevenzione e protezione della Asl Napoli 3 Sud stanno commettendo un abuso di potere nei nostri confronti. Non accettiamo di essere trasferiti a Torre del Greco, Castellammare o Nola. Il nostro posto di lavoro è qui, al Covid hospital di Boscotrecase. Altre destinazioni suonano come una sorta di rappresaglia. O, ancora peggio, di punizione”.

Si squarcia chiaro, irrompendo in maniera fragorosa nel bel mezzo della cosiddetta fase due, il fronte della protesta aperto dai sindacati e da circa 40 tra medici e infermieri del Covid center di via Lenze. Si tratta, nel dettaglio, di 23 infermieri, 5 medici, 7 operatori socio-sanitari, più 4 dipendenti amministrativi, che grazie al decreto Cura Italia – emesso dal governo il 17 marzo scorso – hanno usufruito di uno speciale congedo retribuito dal lavoro “per emergenza”. Per tutti il permesso speciale, concesso previa presentazione di certificati comprovanti “patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita”, è scaduto il 30 aprile. In pratica, i 39 sanitari hanno trascorso a casa la fase calda della pandemia. Quella in cui il Corona- virus faceva più paura e morti in corsia. Anche e soprattutto all’ospedale di Boscotrecase. Che dopo la riconversione urgente in Covid center, avvenuta il 16 marzo scorso, ha scontato un inevitabile e drammatico periodo iniziale di incertezze, caos e rodaggio. Anche di comprensibile paura e angoscia tra medici e infermieri.

La maggior parte del personale sanitario è comunque rimasto a combattere in trincea. Altri, invece, sono stati costretti a rimanere a casa per motivi di salute. E infine qualcuno, per chiamarsi fuori dalla lotta, avrebbe “sfruttato” il permesso speciale concesso dal governo. Un congedo prima scaduto, poi prorogato fino al prossimo 8 maggio dal direttore generale della Asl Napoli 3 Sud, Gennaro Sosto. In una nota inviata tre giorni fa ai 39 dipendenti, che finora hanno goduto del congedo per emergenza, il direttore Sosto ha infatti chiarito la necessità di “presentare apposita richiesta al medico competente per valutare il proprio stato di salute al fine di garantire l’integrità psi- co-fisica degli stessi nell’ambito lavorativo”. Alcuni tra i medici e infermieri, assenti dal lavoro per tutta la fase più cruenta della pandemia, potrebbero rientra- re in modalità smart-working. La maggior parte sarà invece momentaneamente trasferita presso altri presidi ospedalieri della Asl Napoli 3 Sud. Molto probabile un loro “dirottamento” a Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Nola o Sorrento almeno fino a ottobre del 2020. Fino a quando, cioè, l’ospedale di Boscotrecase continuerà a operare come Covid center dell’area vesuviana. Una soluzione che non piace agli ex congedati. “E’ un sopruso” denuncia un infermiere che preferisce serbare l’anonimato “in questo modo la direzione dell’azienda sanitaria sembrerebbe quasi volerci punire per aver esercitato un nostro diritto”. Polemiche però respinte dal direttore generale Sosto: “Si valuterà caso per caso” taglia corto “specialmente in questa fase c’è bisogno di onestà intellettuale da parte di tutti. Io non credo che chi abbia usufruito del permesso sia una traditore della patria. Non lo penso. Certo è che non bisogna marciarci. Ma non spetta a me il compito di giudicare”. “Questi lavoratori, fino a quando il Covid hospital resterà in funzione, non potran- no rientrare a Boscotrecase” spiega invece tassativo il diretto- re aziendale Gaetano D’Onofrio. “Saranno temporaneamente allocati presso altre strutture del territorio. Punizione? No” conclude D’Onofrio “è una mi- sura che adottiamo per tutelare la loro salute”.

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