Tiziano Valle

Castellammare: Infermiera anti-Covid torna a casa dopo 3 mesi: «Virus maledetto. Quando le persone ti muoiono davanti ti senti impotente».

Tiziano Valle,  

Castellammare: Infermiera anti-Covid torna a casa dopo 3 mesi: «Virus maledetto. Quando le persone ti muoiono davanti ti senti impotente».

Quando è cominciata l’emergenza Covid 19, Giovanna Cavallaro, 37 anni, ha chiesto di essere trasferita dalla sala operatoria al pronto soccorso, per essere in prima linea. Quando la task force del Governo ha aperto le domande per raccogliere le candidature di personale disposto a prestare servizio nelle zone rosse, quelle più colpite dal Coronavirus, si è fatta avanti senza pensarci due volte.Ieri, dopo quasi un mese trascorso a Matera – dov’era stata inviata a seguito di un boom di contagi registrati in alcune residenze per anziani – è tornata a casa sua, a Castellammare di Stabia.Se qualcuno prova a sottolineare il suo coraggio, lei risponde: «Ma quali eroi? Facciamo il nostro lavoro». E se cerchi di ribattere che non è scontato trovare persone disposte a sacrificare tutto per lanciarsi in prima linea come ha fatto lei, Giovanna replica: «Mia nonna ha 88 anni e appena ho comunicato a casa la mia scelta, lei mi ha detto “Vai. Quando aiuti gli altri, Dio ti dà l’immunità».

«Qualcuno che mi ha detto “Cosa fai? Già stai in un reparto di trincea come il pronto soccorso del San Leonardo e vuoi andare addirittura oltre? Buttarti proprio nel fuoco?”, c’è stato – dice Giovanna – Ma la forza me l’hanno data i miei genitori e i miei figli, che sono orgogliosi di quello che ho fatto». A proposito dei figli, ne ha tre di 17, 10 e 3 anni: «Purtroppo non li abbraccio da tre mesi e nemmeno ora che sono tornata a casa ho potuto farlo – racconta – Quando ho cominciato a lavorare al pronto soccorso, li ho accompagnati a casa dei miei genitori, perché non potevo mettere in pericolo la loro vita rischiando di contagiarli. Adesso sono tornata, ma nonostante un tampone negativo, mi hanno detto che dovrò trascorrere un periodo in quarantena».Dipendesse da lei «sarei tornata a lavoro già domani mattina, perché amo troppo questa professione che svolgo ormai da 15 anni», dice Giovanna. Ed è proprio questa passione che l’ha spinta a fare le sue scelte durante la pandemia.

Non è stato facile: «Sono una chemioterapista e di persone ne ho viste morire tante, nel corso degli anni. E’ un dolore al quale non ti abitui mai – racconta Giovanna – Il Covid-19 dà questo punto di vista è ancor più devastante, ti lascia un senso impotenza che ti fa crepare dentro».Due gli episodi che l’hanno segnata: «Il primo a Castellammare: eravamo in 10 attorno a una uomo, abbiamo provato a fare tutto il possibile senza fermarci un istante, ma purtroppo dopo 3 ore è morto. Nel pronto soccorso c’era un clima surreale, nessuno tra medici e infermieri riusciva più a dire una parola – racconta Giovanna – Il secondo a Matera: un uomo di 45 chiese a una collega al mio fianco di poter parlare con sua moglie e subito ci organizzammo con il telefono per fargli fare una videochiamata. Riuscì a esaudire il suo ultimo desiderio, perché dopo mezz’ora morì».Quelle ferite aperte vengono in curate con le storie di chi invece ce l’ha fatta a battere il virus: «In corsia bisogna essere umani oltre che professionali, perché anche l’aspetto psicologico è importante – dice Giovanna – Ho cercato di esaudire i piccoli desideri di pazienti che magari mi chiedevano una bambola, un po’ di cioccolata». Poi c’è la storia straordinaria di un’amicizia nata con Barbara: «Una nonnina di 88 anni – sorride Giovanna – Era da sola in una stanza, era triste e non aveva voglia di parlare con nessuno. Appena mi avvicinai disse “la mia vita è finita”, io le risposi “ma che scherzi? Uscirai da qui e magari andrai a cercare il tuo fidanzato in tv da Maria De Filippi”. Le chiesi cosa desiderasse e le mi disse che avrebbe voluto mangiare un’insalata. Andai subito nella mensa e chiesi di procurarmela. Quando gliela portai era felicissima. Poi le proposi di fare una videochiamata con suo figlio e lei all’inizio non capiva. Quando lo vide sullo schermo disse “questa foto si muove”. Le sono stata accanto e quando è stata dimessa abbiamo fatto un video. Ora i suoi familiari mi chiamano per ringraziarmi, mi hanno proposto di trascorrere un periodo da loro quando tutto sarà finito. Queste sono cose che ti ripagano di tutti i sacrifici».

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