Da lunedì le chiamate per i test ematici, nodo tamponi. Istat: ‘Rispondete’

Redazione,  

Da lunedì le chiamate per i test ematici, nodo tamponi. Istat: ‘Rispondete’

Ancora qualche giorno per la messa a punto della macchina organizzativa, e da lunedì 18 maggio partiranno le chiamate da parte degli operatori e volontari della Croce Rossa italiana (Cri) incaricati di contattare il campione di 150mila cittadini che sarà sottoposto ai test sierologici del sangue per rilevare l’immunità al virus SarsCov2. I test ematici della campagna nazionale, prevista da un decreto ad hoc pubblicato oggi in gazzetta ufficiale dopo che sono stati chiariti i nodi legati alla privacy, andranno in parallelo con l’utilizzo dei tamponi laddove i soggetti risultino positivi. Ma è proprio sul fronte tamponi che si registrano ora le maggiori difficoltà. A partire dalla carenza dei reagenti. Proprio per risolvere tale carenza il commissario Domenico Arcuri ha lanciato una richiesta alle imprese italiane ed internazionali per la fornitura del numero massimo di reagenti che servono a fare 5 milioni di tamponi, già acquisiti.

Ma la situazione, spiega il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, “è complessa”. Infatti, “esistono molti tipi di reagenti e le Regioni ne stanno utilizzando tipi diversi, quindi ci sono reagenti e macchinari diversi”. Quel che è certo, è che la campagna per i test sierologici sarà veloce – durerà due settimane, fino al 31 del mese – e ci darà una foto del Paese in relazione alla diffusione del virus. Dal punto di vista organizzativo, in totale verranno effettuate dalla Cri circa 190mila chiamate (telefoniche o via sms) e saranno impegnati 550 volontari ed operatori su base regionale, con una struttura nazionale di supporto. La campagna dei test sierologici, gestita da ministero della Salute e Istat, punta a stimare “l’estensione dell’infezione nella popolazione e descriverne la frequenza in relazione a sesso, età, regione di appartenenza, attività economica. Le informazioni – chiarisce l’Istat – saranno essenziali per indirizzare politiche nazionali o regionali e per modulare le misure di contenimento del contagio”.

Il campione sarà casuale e partecipare non è un obbligo ma, è l’appello dell’Istat, “è fondamentale che le persone inserite nel campione diano il loro contributo”. Sarà la Lombardia la regione con il campione maggiore, pari a 20mila individui, ed i dati saranno conservati per un massimo di 5 anni. A pochi giorni dall’avvio dei test, però, sottolinea  l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, “si fa ancora confusione e va ribadito che le finalità di esami ematici e tamponi sono diverse”. I primi, infatti, “vanno a rilevare se si è entrati in contatto col SarsCov2 e si hanno quindi gli anticorpi. Se si è positivi allora va fatto il tampone, per verificare se la malattia è in corso”. Il numero di tamponi connesso alla campagna dei test, afferma, “sarà dunque limitato: se supponiamo che un terzo del campione nazionale risulti positivo, si tratta infatti di 50mila tamponi da eseguire; ma anche se per assurdo l’intero campione risultasse positivo, non sarebbe un problema insormontabile fare 150mila tamponi in questa fase”.

Certo, rileva, “la carenza di reagenti c’è ed è bene che la si stia risolvendo, ma la carenza non rappresenta tanto un problema ora, in relazione alla campagna dei test ematici, quanto per il prossimo futuro”. Il nuovo periodo ‘critico’ scatterà infatti in Autunno quando, avverte l’esperto, “maggiore sarà il rischio di una nuova ondata pandemica: per allora bisogna essere pronti ed assolutamente forniti di reagenti, perchè sarà ad esempio fondamentale fare subito il tampone ad ogni cittadino che arrivi in ospedale con la febbre, per prevenire qualunque rischio di focolaio”. Insomma, al momento “la questione dei reagenti dovrebbe trovare una facile soluzione dati i numeri contenuti, anche perchè al Centro-sud ci attendiamo una bassa percentuale di positivi, inferiore al 10%, e un minor ricorso ai tamponi. Non bisogna invece farsi trovare impreparati dopo l’estate quando la capacità diagnostica dovrà essere massima”. Il punto, conclude, è “i tamponi non vanno fatti in massa ma con una strategia: non servono come screening generale bensì per individuare i positivi all’interno di gruppi a rischio e bloccare così nuovi focolai”.

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