Presidi, esami di terza media così sono incostituzionali

Redazione,  

Presidi, esami di terza media così sono incostituzionali

Esami di terza media e voti numerici, almeno alle elementari, non piacciono ai presidi. Per quelli della Cisl gli esami di terza media, per come sono stati configurati, sono addirittura incostituzionali. La critica riguarda soprattutto il fatto che non si prevede un vero e proprio esame – i ragazzi devono preparare un elaborato e illustrarlo on line al consiglio di classe – e che tutte le operazioni andrebbero concluse entro la fine delle lezioni, ovvero l’8 giugno. Troppo presto. Il diploma, fanno notare i dirigenti scolastici, costituisce “pur sempre un titolo di studio avente valore legale ed appare difficile rintracciare nell’ordinanza del ministero dell’Istruzione i tratti che potrebbero ricondurre la procedura prevista ad un esame, sia pure fortemente semplificato”. In particolare, riflettono i presidi della Cisl, guidati da Paola Serafin, la discussione dell’elaborato è collocata nell’ambito dell’attività didattica ordinaria, entro la fine delle lezioni. “I problemi che ne derivano sono molteplici, sia rispetto alla possibilità di organizzare in tempi tanto brevi tutti gli adempimenti, sia rispetto al fatto che non è chiaro se possa o debba essere presente il dirigente scolastico e come nel frattempo possa essere mantenuta l’attività didattica sincrona con tutti gli altri allievi.

La presentazione dell’elaborato sembra essere una sorta di interrogazione rafforzata, che però si svolge durante l’ordinaria attività didattica e che in tal modo non può essere ricondotta neppure vagamente ad una sia pure semplificata prova di esame. A meno che non la si voglia ridurre alla sola presentazione dell’elaborato prodotto a casa dall’alunno. In realtà l’esame proprio non c’è. Non c’è ammissione, non c’è commissione, non c’è alcuna prova e questo mal si accorda con le previsioni costituzionali”. Sulle stesse posizioni l’Associazione nazionale presidi. Di qui l’auspicio dei dirigenti scolastici è che l’ordinanza – che avrà a brevissimo il parere del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione insieme alle altre due sulle valutazioni e sulla maturità – venga ritoccata dal Ministero e che le scuole possano calendarizzare le operazioni d’esame prevedendo che queste ultime possano terminare entro il 30 giugno. L’altra osservazione riguarda i voti in decimi che secondo i dirigenti scolastici, dato anche l’anno particolare, sarebbero potuti essere sostituiti dai giudizi, almeno alle scuole elementari. Domani intanto i sindacati saranno ascoltati dal comitato tecnico scientifico e si giungerà alla definizione di un protocollo sulle misure da adottare per la sicurezza in vista della maturità. E oggi sono scesi in campo anche i segretari generali dei maggiori sindacati.

“Abbiamo avuto in queste settimane momenti importanti di confronto col Governo, con i datori di lavoro privato, con lo stesso Ministero della Funzione Pubblica. Non è pensabile che lo stesso non avvenga per un settore come la scuola, luogo in cui si fa comunità attraverso le relazioni fra personale, alunni e famiglie. È impensabile che la ripresa delle attività avvenga con modalità che lasciano a dir poco perplessi, con un ricorso così esteso alla didattica a distanza”, ha detto Annamaria Furlan (Cisl). Per Maurizio Landini (Cgil), “serve un protocollo di sicurezza specifico per la scuola, ma bisogna anche affrontare i limiti e i ritardi che la scuola ha. E’ necessario un piano di investimenti”. Mentre Pino Turi della Uil avverte: “Non si reggerà l’urto a settembre con oltre centomila precari licenziati in estate e riassunti in autunno”.

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