Ercolano, il Pd «modello-Tafazzi» spiana la strada al bis del sindaco Buonajuto

Alberto Dortucci,  

Ercolano, il Pd «modello-Tafazzi» spiana la strada al bis del sindaco Buonajuto

Ercolano. Sembra di assistere all’indecoroso spettacolo già andato in scena alla vigilia delle elezioni del 2015, quando alla guida della città degli Scavi c’era Vincenzo Strazzullo – costretto a rinunciare alla candidatura-bis dopo lo scoppio di un’inchiesta a orologeria, poi rimasta a lungo ferma al palo – e all’interno del Pd sgomitavano le due anime guidate rispettivamente da Antonio Liberti e Ciro Buonajuto, sostenuto dagli «amici fraterni» Luigi Luciani e Piero Sabbarese. A distanza di 5 anni, sono cambiati i ruoli – adesso la fascia tricolore è indossata dal baby Renzi del Vesuviano, mentre Luigi Luciani guida il Pd e Piero Sabbarese è passato con Azione – ma non il copione. Certamente non edificante per la classe politica della città degli Scavi.

Lo strappo nel Pd

L’ultima puntata dell’ennesima faida democrat a Ercolano si è consumata durante la seduta di metà settimana dell’assise cittadina, quando quattro consiglieri comunali e un assessore si sono auto-sospesi dal Pd. Il motivo? La promozione del «cavallo di ritorno» Antonio Liberti – candidato a sindaco nel 2015, sconfitto al primo turno – a capogruppo in municipio: l’ennesimo segnale di malcontento lanciato da chi – il presidente del consiglio comunale Luigi Simeone, Enrico D’Agostino, Giocchino Acampora e Michele Maddaloni – non ha evidentemente gradito il ripescaggio dell’ex nemico e della «camaleontica» Antonietta Garzia, pure eletta con la minoranza e poi abile a tornare «culo e camicia» con il primo cittadino per poi saltare nuovamente all’opposizione. A completare la grande fuga dal Pd, l’autosospensione dell’assessore Carmela Saulino. Insomma, alla prima prova dei numeri, il colosso d’argilla costruito da Luigi Luciani si è letteralmente sgretolato.

La replica del leader Pd

Davanti alla resa dei conti pre-elettorale, il successore di Piero Sabbarese – defenestrato da segretario cittadino del Pd dopo la prima lite con il baby Renzi del Vesuviano – ha provato a mettere una toppa. Peggiore del buco. «L’autosospensione è un atto strumentale – si legge in una nota diffusa via Facebook -. Appare una sgarbata prova di forza o una conta di chi sta con il Pd e chi ci sta a condizione che il partito faccia la stampella acritica per Ciro Buonajuto». Poi una difesa a spada tratta di Antonio Liberti contro cui Luigi Luciani scese in campo in prima linea nel 2015.«è una figura autorevole del Pd – il concetto, evidentemente cambiato, espresso dall’attuale leader dem -. Antonio Liberti è la storia di questo partito, Antonietta Garzia tra le prime fondatrici, insieme a Gennaro Sulipano e Maurizio Oliviero. Maria Grazia Prillo è membro dell’assemblea provinciale con una radicata storia nelle istituzioni e Salvatore Cristadoro ha una lunga tradizione di militanza nella sinistra e nelle istituzioni». E poco importa la storia degli ultimi 5 anni. Oggi l’ex «amico fraterno» di Ciro Buonajuto invoca le dimissioni del sindaco rimasto senza maggioranza e «suggerisce» a Gennaro Migliore «di evitare di dare lezioni non richieste». Un copione, insomma, già visto nel 2015. Con un finale, al momento, apparentemente già scritto.

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