P40 Pro, foto superbe ma mancano i servizi Google

Gennaro Annunziata,  

P40 Pro, foto superbe ma mancano i servizi Google

La vita è fatta di scelte, più o meno importanti, e spesso si assumono dei rischi nel decidere. L’assunzione di responsabilità, soprattutto quando si imbocca una nuova strada, diversa da quella percorsa fino a quel momento, è un modo per crescere e per diventare, talvolta, persone migliori.

Potrà sembrare un paragone eccessivo, la nostra esistenza non cambierà certo in modo sostanziale e irreversibile, ma acquistare un P40 Pro di Huawei, tagliando i ponti con l’ecosistema Google per provare qualcosa di diverso, significa proprio fare una di quelle scelte a cui si è chiamati di fronte ad un bivio.

All’interno della confezione di colore bianco, oltre lo smartphone, sono presenti un alimentatore da 40 W, un cavo USB/USB-C, degli auricolari in-ear di discreta fattura, una cover in silicone trasparente e la spilletta per aprire il vassoio laterale.

P40 Pro, foto superbe ma mancano i servizi Google

Nonostante dimensioni (158.2 x 72.6 x 9 mm) e peso (209 grammi) non trascurabili, il P40 Pro è davvero comodo da tenere in mano e vanta un’eccellente ergonomia, grazie ad angoli e bordi arrotondati. Il dispositivo, certificato IP68, resiste a acqua (immerso fino a 1.5 m per 30 minuti) e polvere.

Dal punto di vista estetico, a nostro avviso, è un telefono bellissimo, sapientemente progettato e con un design che lo distingue dalla platea dei concorrenti, grazie a scelte stilistiche azzeccate che gli conferiscono un’identità unica.

P40 Pro, foto superbe ma mancano i servizi Google

Conferisce grande eleganza e trasmette una sensazione premium, l’utilizzo sul retro di vetro satinato opaco, disponibile nelle colorazioni Blush Gold, Silver Frost o Black. L’unico elemento che distoglie lo sguardo dalla bellezza essenziale della faccia posteriore è il modulo fotografico di colore nero, che, posto in altro a sinistra, sporge di alcuni millimetri.

P40 Pro, foto superbe ma mancano i servizi Google

La faccia anteriore, rivestita come quella posteriore in vetro, è quasi interamente (91.6% screen-to-body ratio) occupata dal display formato 19.8:9 che offre un’esperienza di visualizzazione full immersion, eccezion fatta per il notch, in alto a sinistra, piuttosto esteso in quanto integra il sensore per le Air Gesture, la fotocamera per i selfie oltre che l’emettitore IR per il riconoscimento 2D del viso.

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Quest’ultimo consente lo Screen Unlock in alternativa al sensore ottico di impronte digitali integrato sotto lo schermo, preciso e rapido anche perché 30% più grande dei precedenti.

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I controlli gestuali basati su swipe impongono di far scorrere il dito partendo dai bordi del telefono, questo può rappresentare un piccolo “incubo tattile” quando c’è una cornice. Sul P40 Pro non c’è altro che un vetro arrotondato su tutti e quattro i lati, su cui far scivolare senza intralcio il dito.

Sul frame laterale in alluminio, a destra, il bilanciere del volume e il pulsante di accensione; in basso, il vassoio, che può ospitare due nano SIM telefoniche o una nano SIM e una nano MC fino a 256 GB, il microfono principale, la porta USB Type C 3.1, e la grigia dell’altoparlante di sistema, potente ma mono; in alto, il secondo microfono per la soppressione dei rumori e la porta infrarossi per utilizzare il telefono come un comodo telecomando per TV e altri dispositivi elettronici domestici.

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Il display di ottima qualità è un OLED da 6,58 pollici con risoluzione di 1200 x 2640 pixel, densità 441 ppi e refresh rate a 90 Hz (può essere settato anche a 60 Hz) per un’esperienza visiva più fluida. È caratterizzato da ampi angoli di visione, neri profondi e colori vividi. Il contrasto è elevato, la luminosità tale da garantire una buona leggibilità anche sotto la luce diretta del sole. Supporta l’HDR10 ed integra, nella parte alta, un sistema di audio a conduzione (Acoustic Display Technology) in sostituzione della classica capsula auricolare.

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Sotto il cofano un processore HiSilicon Kirin 990 un chip octa-core a 2,86 GHz, che, basato sull’architettura ARM Cortex A76, è realizzato con processo produttivo a 7nm e ha un’unità di elaborazione neurale separata (NPU) per compiti di intelligenza artificiale. A supporto ci sono la scheda grafica Mali G76 MP16 e 8 GB di RAM. La memoria interna di tipo UFS 3.0 è pari a 256 GB ed è espandibile utilizzando le nano memory di Huawei. Le prestazioni, durante il nostro test, sono state più che soddisfacenti, svolgendo qualunque attività, compresi i giochi con utilizzo intensivo della grafica.

Il P40 Pro è un dual SIM dual standby, che garantisce un’ottima qualità nelle chiamate telefoniche e può funzionare con due nanoSIM oppure una nanoSIM e una eSIM, consentendo di scegliere nelle impostazioni la linea predefinita per dati, chiamate e messaggi.

Per quanto riguarda la connettività sono supportati 5G (SA e NSA), oltre a 2G/3G/4G, Wi-Fi 6 dual band e Bluetooth 5.1. Per la navigazione turn-by-turn, ci sono A-GPS dual-band, GLONASS, BDS, GALILEO, QZSS e NavIC. Non manca l’NFC, che però non supporta Google Pay per i pagamenti contactless.

A causa della decisione di Trump, che, nel Maggio dello scorso anno, ha inserito Huawei in una black list che impedisce alle aziende americane, tra cui Google, di fornire prodotti e servizi alla multinazionale cinese, il P40 Pro, che pure ha sistema operativo Android 10 con interfaccia utente proprietaria EMUI 10.1, utilizza i Huawei Mobile Services (HMS) e non i Google Mobile Services (GMS). Questo significa che i servizi e le applicazioni di Google non sono integrate, e per scaricare app bisogna accedere all’Huawei App Gallery.

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Questo store non ha tutte le app di Google Play ma vanta un tasso di crescita elevato, anche perché Huawei sa bene che, perché il suo ecosistema decolli, è necessario che gli sviluppatori lavorino anche per la nuova piattaforma.

L’interfaccia utente del P40 Pro è fluida, veloce e semplice da usare con gesture di navigazione intuitive. È possibile nascondere le app in un cassetto o distribuirle su più schermate della home. Bella la modalità dark, interessanti le air gesture che consentono di scorrere le pagine o fare screenshot senza toccare lo schermo. Ancora non disponibile la versione italiana dell’assistente vocale Celia.

Alcune delle app Huawei, come il client e-mail, il calendario e Huawei Health, non fanno rimpiangere quelle Google. Maps è un’ottima alternativa a Google Maps, anche se non è possibile importare facilmente i luoghi salvati dall’app di Google.

Utilizzando l’app Phone Clone, l’applicazione di Huawei per il trasferimento dei dati dal vecchio dispositivo al nuovo, l’App Store di Amazon e scaricando direttamente alcuni file APK, siamo riusciti, durante la nostra prova, ad installare la maggior parte delle app presenti sul telefono Android di provenienza.

Ovviamente non sono tutte rose e fiori. Per chi utilizza in profondità l’ecosistema Google qualche problema c’è. Non è semplice accedere ai file presenti su Google Drive, circostanza che rende ad esempio impossibile l’importazione e il backup delle conversazioni WhatsApp. YouTube è meno piacevole in quanto si è costretti a utilizzare il browser per accedere. L’uso del browser in sostituzione di app, in generale, non è la migliore delle esperienze, ma è qualcosa a cui bisogna abituarsi col P40 Pro.

Un ulteriore problema con le app non installate dalla Galleria app, come Twitter e Instagram, si riscontra con le notifiche che non sempre funzionano a dovere. Infine c’è l’aggiornamento delle app, che non è automatico quando provengono da fonti non ufficiali.

P40 Pro, foto superbe ma mancano i servizi Google

Come verificato nel corso del nostro test, la batteria da 4200 mAh consente, anche facendo un utilizzo intenso del telefono, di arrivare in modo tranquillo a fine giornata con una singola carica. Grazie alla ricarica rapida a 40 W, occorre poco più di un’ora per portare la batteria dal 5% al ​​massimo. Oltre quella cablata è supportata la ricarica wireless anche inversa fino a 27 W.

P40 Pro, foto superbe ma mancano i servizi Google

Uno dei punti di forza del P40 Pro è senza alcun dubbio il comparto fotografico, che nato dalla collaborazione con Leica, è tra i migliori attualmente in circolazione. La fotocamera posteriore ha 4 sensori: quello principale è un UltraVision RYYB da 50 mpx con ottica da 23 mm, c’è poi un sensore da 40 mpx con ottica ultra grandangolare (18 mm con apertura f/1.9), e un sensore SuperSensing da 12 mpx con teleobiettivo (125 mm con apertura f/3.4) che consente uno zoom ottico 5x, uno zoom ibrido 10x e un convincente zoom digitale 50x. Infine c’è un sensore ToF 3D per calcolare la profondità di campo e ottenere effetti bokeh di livello professionale.

Tra le features premium disponibili ci sono la stabilizzazione basata sull’intelligenza artificiale e il processore di segnale immagine XD Fusion.

Impressionanti i bokeh del P40 Pro – sia quello artificiale in modalità Apertura o Ritratto, sia quello naturale generato dall’ampio sensore. Bella la modalità monocromatica standalone per dare alle foto un aspetto con atmosfera Leica.

Che dire della modalità notturna? È un pilastro delle fotocamere Huawei da diversi anni, in questo caso però, in condizioni di scarsa illuminazione, si possono ottenere immagini sorprendentemente buone anche scattando in modalità normale.

Per quanto riguarda i video, non solo è possibile girare con grandangolo e zoom, ma anche in 4K a 60 fps e al rallentatore fino a 7.860 fps. La stabilizzazione è eccellente, i colori sono vividi e c’è un’estesa modalità di editing video integrata nell’app Galleria.

La fotocamera frontale da 32 mpx con apertura f/2.4 e sensore di profondità garantisce selfies di qualità con un ottimo bokeh. Grazie al display, che si illumina di bianco in fase di scatto, sono più che soddisfacenti anche quelli realizzati in condizioni di scarsa illuminazione.

Con un prezzo di listino di 1318,80 euro, fino al 14 giugno si può acquistare in offerta a 1049,90 euro avendo in regalo WATCH GT 2e (valore 169 euro) e FreeBuds 3i (99 euro). Per godere di ciò che il P40 Pro ha da offrire, ed è tanto, bisogna accettare qualche piccolo compromesso sul software, trovando, se necessario, nuovi modalità per lavorare e comunicare.

Gennaro Annunziata

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