L’omicidio di Nicholas tra paura e indifferenza

Pasquale Somma,  

L’omicidio di Nicholas tra paura e indifferenza

Pasquale Somma*

C’era una volta una strada, una strada lunga e abitata da giova- ni e ragazze di ogni età. La chiamavano a’via da bellezza! Ci si innamorava su quella strada. Si scendeva a valle dai monti alla ricerca della bellezza. Si camminava. Si passeggiava. E c’era chi correva su una 50 special o chi impennava su un Si della Piaggio. Domenica notte quella strada si è macchiata di sangue. Non è stato un incidente. È stato un omicidio. Nicholas non ha incontrato la bellezza.

NON SI PUÓ MORIRE a questa età. Per nessuna ragione al mondo. Proprio in questi giorni è uscito il libro di don Luig Ciotti, “L’amore non basta”, una sorta di autobiografia collettiva. Don Luigi Ciotti è infatti un sacerdote che non si limita alla cura del- le anime ma si batte per una maggiore giustizia sociale, per una società dove tutti, a partire dai più fragili, siano riconosciuti nella loro libertà e dignità di persone. «Per occuparsi degli altri, l’a- more è base troppo fragile. Occorre il sentimento di giustizia, ossia una profonda empatia per le vicende umane, quel sentire sulla pelle le ferite degli altri che impedisce l’indifferenza, il giudizio e il pregiudizio, frutti velenosi dell’ignoranza». Difronte a questa vicenda non possiamo rimanere indifferenti.

Non basta nemmeno commuoversi. È necessario muoversi. Non è possibile leggere dichiarazioni istituzionali del tipo: qui la camorra non c’è. È impensabile crederlo o far finta di niente. La camorra c’è e continua i suoi affari con la droga, con l’usura, il pizzo, gli appalti e si intrufola nella politica. Il triste fenomeno di questi giorni è il riflesso di una piaga sociale presente sul territorio da troppi anni. Quando io ero un ragazzino sulle nostre strade e sui nostri sentieri di montagna scorreva il sangue dei clan rivali che si facevano la guerra con agguati fatti da spari di pistole e fucili, o di bombe. Le persone scomparivano e l’omertà proteggeva i latitanti.

Ed io che da Pimonte venivo a vivere a Scanzano me la facevo sotto. Con i ragazzini della mia età ci siamo trovati spesso per strada come spettatori ma quelle strade le frequentavamo secondo codici precisi. Sapevamo bene chi erano i buoni e chi erano i cattivi. E quando uno buono passava con i cattivi, tentavamo disperatamente di salvarlo spesso senza riuscirci e capitava di trovarlo morto ammazzato per strada. Eravamo affascinati dai cattivi, dagli scarponcini di montagna e dalle moto di grossa cilindrata come la mitica Africa Twin…segni di prepotenza e di potere.

A questa età, poi, tra i 15 e i 25 anni ti credi immortale e certe serie televisive diventano benzina sul fuoco. Oggi viviamo ancora di quella violenza degli anni ‘90. Lo stato non ha ancora vinto in queste terre e forse mai vincerà. È finito un clan ma ne sono nati di nuovi, più organizzati e senza codici di pseudo-onore. In questi giorni per le strade dei monti Lattari ci sono tanti sentimenti contrastanti. C’è il dolore, lo sgomento, la disperazione, la rabbia, la tristezza e la paura, tanta paura. La stessa paura che molte volte ci salva la vita ma quando prende il sopravvento diventa lo scudo della criminalità. Ma la paura di vedere i nostri figli alla deriva non ci assale? La responsabilità è nostra. Ognuno deve fare la sua parte.

Famiglia, scuola, istituzioni, chiesa…ma più di tutti siamo noi, padri invisibili e madri onnipresenti. L’amore non basta perché non possiamo pensare di adempiere al nostro ruolo genitoriale dando cose, riempendo le tasche di soldi, vestendo di panni firmati evitando di richiedere sacrifici ai nostri figli. Forse allo- ra la nostra più grande paura è di perdere il loro consenso, l’affetto, la riconoscenza…e permettiamo loro tutto quello che chiedono e non chiedono. Siamo ancora incoscienti, cioè non consapevoli. Restiamo terrorizzati al solo pensiero che i nostri figli possano trovarsi coinvolti in qualcosa del genere. Ma nel frattempo riprendiamoli per mano e accompagniamoli stando- gli affianco, perdendo il tempo con loro. Non basta l’amore. Urge informare e metterli in guardia. Forse crediamo di essere onni- potenti per aver dato loro tutto. Forse non ci accorgiamo che trasmettiamo onnipotenza ai nostri figli senza consegnare loro la paura. Quella paura che ti salva la vita.

*Operatore Gruppo

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