Eriksson, re di Coppa: “Non sarà lo scudetto, ma ha comunque la sua importanza”

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Eriksson, re di Coppa: “Non sarà lo scudetto, ma ha comunque la sua importanza”

Sven Goran Eriksson è il re della Coppa Italia, ne ha vinte quattro (due con la Lazio, una sulla panchina della Roma e un’altra alla Sampdoria), condividono il record con l’allenatore svedese Allegri e Mancini. Dalle vittorie del passato alla ripartenza del calcio avvenuta proprio con la Coppa Italia, i pensieri di Sven Goran Eriksson.

Una vita intera spesa nel calcio, che effetto le fa la ripartenza del mondo del pallone dopo la pandemia? “Fa piacere vedere di nuovo il calcio in tv, la Bundesliga va avanti già da qualche settimana, ora tocca alla Premier League, alla serie A, domenica inizia il massimo campionato anche qui in Svezia. Dispiace tanto per l’assenza dei tifosi, non si può andare allo stadio, è triste per tutti”

In Italia si è iniziato con la Coppa. Condivide la scelta d’iniziare subito con gare decisive che valgono un trofeo? “È stato bellissimo ripartire con due sfide di grande livello come Juventus-Milan e Napoli-Inter. Ovviamente è strano giocarsi un trofeo dopo uno stop così lungo ma bisogna accettarlo, purtroppo il coronavirus ha creato tantissimi problemi, è importante ricominciare, vedere di nuovo il pallone che rotola”

Le piacciono i cinque cambi? “Assolutamente, mi piacciono moltissimo. Non ho mai capito perché per esempio nelle coppe europee in rosa si hanno 23-24 giocatori ma si possono portare in distinta solo 18, undici in campo e sette in panchina, lasciando alcuni in tribuna. Porterei questa regola anche dopo la fase d’emergenza, penso sia giusto poter utilizzare un numero più ampio di giocatori”

Ha il record di aver vinto quattro volte la Coppa Italia, è l’unico che ha trionfato sia con la Roma che con la Lazio. Che ricordi ha di questi trionfi? “Sono stati momenti bellissimi, la Coppa Italia non è lo scudetto ma un trofeo importante. Sono molto vicino alla cultura inglese che considera la coppa nazionale una competizione centrale, prioritaria. Alla Roma il mio primo successo in Italia, alla Lazio ne ho vinte due, nel 2000 facemmo il double, fu emozionante vincere nel 1994 con la Sampdoria”

Qual è il giocatore più forte che ha allenato? “Non è possibile rispondere a questa domanda, dovrei considerare il portiere, il difensore, il centrocampista o l’attaccante più forte. Ho allenato tantissimi campioni, però, posso dire che Falcao era determinante. La Roma, anche prima del mio arrivo, era Falcao dipendente. Quando lui non c’era, si giocava male, quando era in giornata, trascinava tutti ad esprimere un calcio bello ed efficace”

Cosa provava ad affrontare Maradona da avversario? “È stato un onore, Diego è il più forte di tutti i tempi, il migliore al mondo, quando era in giornata diventava impossibile contenerlo. Era troppo forte, mi ricordo un episodio: quando allenavo la Fiorentina, Carobbi venne nei pressi della panchina e mi disse: Come devo fare con Maradona? Io gli risposi sinceramente non lo so”

Qual è il derby più bello che ha vissuto? Quello di Roma o di Genova? “Sono belli entrambi ma forse quello di Roma è ancora più sentito. Mi ricordo che quando si perdeva qualche tifoso non andava a lavoro e ciò è molto grave” (ride, ndr)

Come cambiano gli equilibri della serie A? Qual è la favorita per lo scudetto? “Prima del coronavirus, ho visto le partite di Juventus, Inter e Lazio. La squadra di Simone gioca meglio di tutti e non lo dico perché ho la Lazio nel cuore. Prima della pandemia, ero convinto che la Lazio potesse vincere lo scudetto nonostante la forza della Juventus. In questo momento, invece, ci sono tante incognite e la Juventus è la squadra più capace ad adattarsi alle situazioni, di sfruttare le situazioni, gli episodi”

Che ne pensa del Napoli? La Coppa Italia è una grande occasione? “Mi dispiace che la scorsa estate si parlava di un Napoli da scudetto e, invece, la classifica è inferiore alle aspettative. Ho visto poche partite del Napoli in questa stagione, non posso avere un parere approfondito. La Coppa Italia è sicuramente una grandissima opportunità”

Cosa vuole fare Eriksson da grande? “Vivo in Svezia da circa un anno, sto aiutando il Torsby, una squadra locale in cui ho mosso i primi passi da calciatore. Vedo tanto dal calcio in tv e anche dal vivo prima del Covid-19. Se arrivasse un’offerta importante, un progetto che mi entusiasma, sarei felice di tornare ad allenare, altrimenti pazienza, vivo bene lo stesso”

Ha allenato anche l’Inghilterra, preferirebbe un club o una Nazionale? “Non è una distinzione importante, si tratta di lavori diversi ma vanno bene entrambi, ciò che conta è il progetto”

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