Torre del Greco, cadavere senza nome «dimenticato» un anno all’obitorio: era uno scomparso, aperta l’inchiesta

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, cadavere senza nome «dimenticato» un anno all’obitorio: era uno scomparso, aperta l’inchiesta
Il secondo policlinico di Napoli

Torre del Greco. «Mio figlio era morto da un anno, ma nessuno ci ha avvertiti. Eppure avevamo denunciato la sua scomparsa sia ai carabinieri sia alla polizia». è disperata la madre di Gennaro Trapanese – cinquantenne delle palazzine popolari di via Lamaria – sparito di casa a luglio del 2019 e ritrovato, cadavere, all’obitorio del secondo policlinico. Dove, secondo le prime risultanze investigative, sarebbe arrivato a poche ore dal decesso e poi «dimenticato» per un anno. Solo a luglio del 2020 sarebbe partita la comunicazione alle forze dell’ordine e i familiari della vittima avvisati della tragedia: un ritardo incredibile, su cui adesso i parenti di Gennaro Trapanese – attraverso il proprio legale di fiducia, l’avvocato Francesco Maria Morelli – vogliono fare piena luce.

La scomparsa

Il calvario del cinquantenne comincia a luglio del 2019, quando Gennaro Trapanese – alle prese da tempo con problemi di tossicodipendenza – si allontana dalla sua abitazione per raggiungere il quartiere di Ponticelli a Napoli, verosimilmente per acquistare la droga. L’uomo non rientra a casa e immediato scatta l’allarme: la scomparsa viene denunciata a polizia e carabinieri e il caso finisce all’attenzione di «Chi l’ha visto». La foto dello scomparso e il suo identikit – compreso il diavoletto simbolo del Milan tatuato sul braccio e la scritta tatuata sull’anca – fanno il giro d’Italia, ma non «entrano» al secondo policlinico di Napoli. Dove il corpo senza vita di Gennaro Trapanese – stroncato da un’overdose, secondo il primo responso dei camici bianchi – giace in una cella frigorifera, in attesa di essere identificato. L’uomo, al momento del decesso, non aveva con sé documenti o cellulari. Ma nessuno, all’interno della struttura sanitaria, si preoccupa di avviare la procedura di prassi in caso di cadaveri senza nome: nessuna segnalazione alle forze dell’ordine e – conseguentemente – nessuna comunicazione ai familiari della vittima, impegnati in una spasmodica ricerca dello scomparso. I parenti del cinquantenne aprono perfino una pagina Facebook per le ricerche, senza esito. Perché l’uomo, in realtà, era già morto.

Dimenticato per un anno

Solo a luglio del 2020 – esattamente a un anno di distanza – parte la segnalazione dal secondo policlinico di Napoli e l’uomo viene velocemente identificato. «è assurdo – la rabbia dei parenti dell’uomo – abbiamo vissuto un anno d’inferno solo perché qualcuno non si è preoccupato di fare il proprio dovere». Rabbia affidata, appunto, alla denuncia presentata dall’avvocato Francesco Maria Morelli per fare piena luce sulle ragioni del ritardo e per accertare le eventuali responsabilità in una vicenda costata un calvario lungo un anno per chi cercava chi già non c’era più.

©riproduzione riservata

CRONACA