Ciro Formisano

Il boss Cutolo è in fin di vita. «Liberatelo dal 41-bis»

Ciro Formisano,  

Il boss Cutolo è in fin di vita. «Liberatelo dal 41-bis»

Il boss ci riprova. Dopo 10 mesi di attesa e polemiche il prossimo 2 ottobre verrà discusso, davanti ai giudici del tribunale di sorveglianza di Roma, il ricorso per la revoca del 41-bis a Raffaele Cutolo. Il sanguinario padrino della Nuova Camorra Organizzata. Il capo dei capi della criminalità campana tra gli anni settanta e ottanta, il “camorrista” per antonomasia, l’uomo delle trattative con brigatisti e servizi segreti negli anni di piombo vuole uscire dal braccio di massima sicurezza del carcere di Parma nel quale è attualmente recluso. Vuole la revoca del provvedimento, poi prorogato, con il quale, nel 1992, l’allora ministro della Giustizia lo ha destinato all’inferno del carcere duro. Da 28 anni la sua casa è una cella di pochi metri quadrati monitorata h24 da telecamere e secondini. L’inferno dei sepolti vivi riservato ai boss irriducibili e ai terroristi che non hanno mai voluto collaborare con la giustizia. Una richiesta, quella firmata dai legali del padrino di Ottaviano che si fonda anche e soprattutto sulle condizioni di salute del capoclan. Qualche settimana fa, infatti, è venuta fuori la notizia del nuovo ricovero di Cutolo in ospedale a causa dei gravi problemi respiratori con cui fa i conti già da qualche anno. Il boss, a cui sono legate alcune delle pagine più buie della storia italiana – dall’omicidio di Aldo Moro fino al rapimento dell’ex assessore regionale della Dc, Ciro Cirillo – era già finito in ospedale qualche settimana prima del lockdown, sempre per gli stessi problemi respiratori. Durante i mesi più caldi della pandemia la difesa di Cutolo ha tentato, invano, di richiedere la scarcerazione del padrino. La richiesta dei domiciliari nel suo feudo, in via delle Rose a Ottaviano, è stata però respinta dal tribunale di sorveglianza. Secondo i giudici il boss, nonostante le sue condizioni di salute precarie, è ben curato e rappresenta ancora un’icona del male in grado di ispirare le nuove leve della malavita. Non la pensa così, ovviamente, la difesa secondo la quale Cutolo, dopo 57 anni di carcere, è l’ombra del boss spietato e feroce dipinto dalle pagine delle sentenze che lo hanno condannato a una dozzina di ergastoli. Anche per questo i legali del “professore” della camorra hanno deciso di opporsi al decreto di proroga del 41-bis firmato dall’attuale ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede l’11 settembre del 2019. Dopo 10 mesi d’attesa, come denunciato dalla difesa di Cutolo, l’udienza è stata fissata agli inizi di ottobre. Ai giudici capitolini toccherà l’arduo compito di valutare la fondatezza delle motivazioni poste ala base del decreto. E decidere se liberare o meno quel boss di quasi ottanta anni dall’inferno del carcere duro. Nella consapevolezza che qualsiasi decisione, in un senso o nell’altro, sarà comunque oggetto di critiche e discussioni.

CRONACA