Tiziano Valle

Castellammare di Stabia: clan D’Alessandro. Racket anche sulle sagre

Tiziano Valle,  

Castellammare di Stabia: clan D’Alessandro. Racket anche sulle sagre

CASTELLAMMARE DI STABIA – Anche quando si organizzan feste, eventi o sagre a Castellammare di Stabia, il clan D’Alessandro si muove per intascare il pizzo. E’ un modo come un altro per marcare il territorio secondo gli investigatori; un modo per far capire che senza rendere conto a Scanzano non si può fare nulla. Una presenza opprimente, che frena qualsiasi tipo di iniziativa in una città che avrebbe bisogno come il pane di promuoversi per rilanciare un’economia stagnante che vede sempre più famiglie dover fare i conti con la difficoltà di arrivare a fine mese. Uno degli esempi riportato tra gli atti dell’inchiesta Domino per far comprendere la smania dei D’Alessandro di segnare il territorio di competenza camorristica risale a nove anni fa. Il 29 aprile 2011 in villa comunale a Castellammare di Stabia fu organizzata “La festa della bancarella”, organizzata da un’associazione di Scafati, con 39 gazebo allestiti sul lungomare per attirare i clienti attraverso l’esposizione di prodotti di svariato genere. Una festa tra l’altro macchiata dalla scoperta degli investigatori che tutti i gazebo erano allacciati abusivamente all’illuminazione pubblica.

In quel periodo – stando alle indagini – al vertice della cosca di Scanzano c’era Antonio Rossetti, alias ‘o guappone, che pretendeva un “regalo” per quella festa che si faceva a Castellammare di Stabia. Anzi, per utilizzare lo stesso termine ripetuto più volte nelle telefonate intercettate dagli investigatori il ras del clan D’Alessandro voleva sapere se gli avevano preparato il “limoncello”. Un messaggio in codice – vista anche l’insistenza nel cercare contatti con gli organizzatori dell’evento – che in realtà nascondeva una richiesta di pizzo. C’è di più: per raggiungere i suoi scopi Antonio Rossetti era riuscito a convincere almeno un soggetto impegnato nel mondo del volontariato a fare da mediatore per la richiesta di pizzo. Un episodio ricostruito nel dettaglio attraverso le intercettazioni telefoniche, che ancora una volta disegnano un quadro inquietante sulla capacità della cosca di Scanzano di infiltrarsi in qualsiasi piccolo o grande affare si muova a Castellammare di Stabia e metterci le mani. Soprattutto potendo contare sulla mediazione di persone della società civile, che non risultano affiliati ma finiscono per piegarsi alla volontà dei ras dei D’Alessandro. Un copione che si ripete allo stesso modo in centinaia di episodi di estorsione ad aziende, professionisti, commercianti e società ricostruiti in questi anni dagli investigatori, in parte raccontati nelle recenti inchieste sul clan di Scanzano e nella maggior parte dei casi ancora coperti da segreto istruttorio.

CRONACA