Caccia al tesoro del clan D’Alessandro, indagini sui prestanome

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Caccia al tesoro del clan D’Alessandro, indagini sui prestanome

Un’indagine patrimoniale su 20 esponenti del clan D’Alessandro e sulle loro famiglie, perché il tenore di vita condotto da boss e ras della cosca di Scanzano risulta ben al di sopra di quello che potrebbero permettersi persone che non hanno alcun contratto di lavoro. Quella ricchezza – in alcuni casi ostentata – per gli inquirenti è il frutto di anni di affari illeciti, di traffici di arma e droga, di estorsioni e di partecipazioni occulte in società che si sono affermate in vari settori.Le indagini patrimoniali – come risulta dagli atti dell’inchiesta “Domino” – sono cominciate a novembre 2017, a seguito dei primi riscontri ottenuti dagli investigatori che stavano cercando di far luce sul traffico di sostanze stupefacenti gestito proprio dalla cosca di Scanzano. Già qualche mese prima – agosto 2017, per la precisione – la Procura Antimafia si era concentrata su Nino Spagnuolo, alias ‘o capastorta. Un personaggio di spicco del clan D’Alessandro che secondo gli investigatori per un periodo è stato anche il reggente della cosca di Scanzano. In un’informativa gli 007 della Dda sottolineano che «Nino Spagnuolo, pur non svolgendo alcuna attività lavorativa, beneficiava di un elevato tenore di vita». A bordo di auto, in sella a moto, vestito bene, sempre con qualche prezioso addosso e soprattutto – come si evince dalle prime intercettazioni dell’inchiesta Domino – capace di trattare affari da decine di migliaia di euro.Si parte da Spagnuolo, ma man mano che le indagini vanno avanti la lista di chi sembra condurre una vita al di sopra di quello che potrebbe permettersi si allunga e così viene autorizzata un’inchiesta patrimoniale su 20 esponenti del clan D’Alessandro e sui loro familiari. Nell’elenco, tra gli altri, spiccano i nomi di Giovanni D’Alessandro (il boss tuttora latitante), di Sergio Mosca e di Antonio Rossetti. Proprio i boss che secondo la Procura Antimafia gestivano l’affare del traffico di sostanze stupefacenti. Un lavoro che in parte ha consentito di sequestrare appartamenti, conti correnti, auto, moto e qualche partecipazione societaria già lo scorso 3 giugno quando sono state notificate 27 ordinanze di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta Domino. Ma stando a quanto emerge dagli atti allegati al fascicolo dell’Antimafia, gli accertamenti patrimoniali sarebbero continuati. E forse sono tuttora in corso. Evidente che l’obiettivo degli investigatori sia quello di sottrarre quanto più possibile alle casse della camorra, per cercare di assestare un duro colpo alla cosca di Scanzano che proprio grazie alla forza economica – sottolineata più volte dagli investigatori nelle informative – è riuscita negli anni a rigenerarsi e proseguire la sua attività criminale sul territorio nonostante gli arresti.Secondo l’Antimafia il clan D’Alessandro ha costruito la sua ricchezza con «traffico di stupefacenti, oltreché estorsioni, usura, armi e trasferimento fraudolento di valori. L’impiego di società intestate a prestanomi ha rappresentato spesso il mezzo attraverso il quale il clan è riuscito spesso a controllare entità economiche infiltrandosi all’interno ed evitando di essere individuati».

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