Elena Pontoriero

Gragnano. Caccia ai libri del ‘700 Erano di Tina Pica

Elena Pontoriero,  

Gragnano. Caccia ai libri del ‘700 Erano di Tina Pica

Un libro francese del Settecento, un rigattiere gragnanese e la grande attrice napoletana del dopoguerra Tina Pica. Ingredienti magici e tutti mescolati nella favola raccontata dallo storico Giuseppe Di Massa, tra i protagonisti della storia che lega due città: Gragnano e Sorrento. Correva l’anno 1955 e Tina Pica, all’anagrafe Concetta Luisa Annunziata, era impegnata sul set di Pane, amore e…terzo film della serie di successo Pane, amore e fantasia (1953) e Pane, amore e gelosia (1954), che la incoronarono quale miglior attrice non protagonista con il conseguimento Nastro d’argento. Lancette indietro di 65 anni per rivivere la grande bellezza di una Italia che si risollevava, così come Gragnano. I bambini degli anni Cinquanta non avevano i telefonini di ultima generazione, i computer o gli Ipad, i loro giochi erano pochi e ingegnosi. All’epoca esisteva ancora il baratto, uno scambio di oggetti che rendeva felici i ragazzini. A far felice Giuseppe Di Massa, memoria storica della città della pasta, fu proprio un rigattiere, o meglio noto come “piattaro” che gli donò un libro, ma non un semplice tomo, ma l’Enciclopedia delle scienze, delle arti e dei mestieri,  in lingua francese, composta da un consistente gruppo di intellettuali sotto la direzione di Denis Diderot e con la collaborazione di Jean-Baptiste Le Rond d’Alembert. Ma questa è stata una scoperta successiva del giovane Di Massa, solo e soltanto quando il libro del ‘700 è andato perso. «A metà degli anni ’50 in piazza San Leone a Gragnano e in via Marianna Spagnuolo, si stava realizzando un alto fossato per accogliere ampi tubi per portare l’acqua potabile della sorgente Forma, venduta  a Pompei. A sera, quando gli operai smontavano dal lavoro, noi ragazzini che aspettavamo appollaiati sulla fontana, ci calavamo nello scavo e cercavamo di asportare qualche pezzo di tubo in piombo della dismessa rete del gas di città. Quel piombo lo scambiavamo dal “piattaro”, il robivecchio, con piccoli giochi. A me piaceva un grande librone sporco e ammuffito, ma che conteneva centinaia di disegni di incredibile bellezza, animali esotici, attrezzi, laboratori di vari mestieri, schemi di miniere, di varie fabbriche, piante e fiori, insomma di tutto». Uno scambio che non fu semplice e Giuseppe Di Massa dovette sudare per poter avere l’oggetto desiderato, portando quanto più ferro e piombo recuperati in giro. Il grande libro proveniva da Sorrento e precisamente dalla cantina che apparteneva a Tina Pica e dove la signora dallo voce roca aveva accumulato vecchi ricordi di famiglia. Aveva deciso di ripulire quello spazio affidandosi al rigattiere di Gragnano che, tra le altre cose, caricò sul furgoncino anche il libro dal grande valore. «Un libro a cui tenevo e che mi ha fatto compagnia durante l’adolescenza. Purtroppo durante i traslochi è andato perso. Spero di poterlo ritrovare, soprattutto perché appartenuto alla famiglia Pica», si augura Giuseppe Di Massa.

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