Morti d’amianto nelle fabbriche stabiesi: sì ai risarcimenti per le famiglie

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Morti d’amianto nelle fabbriche stabiesi: sì ai risarcimenti per le famiglie

Sono morti per asbestosi, per cancro ai polmoni, dopo aver lavorato per decenni respirando polveri d’amianto. Sono centinaia, migliaia di operai delle più grosse aziende del territorio nazionale. Ancora oggi per i familiari che piangono i loro cari defunti, la giustizia è avere un risarcimento per quel sacrificio fatto da un genitore, da un marito, che ha perso la vita a causa del lavoro. Tra le centinaia di procedimenti ancora aperti nelle aule di giustizia ci sono anche quelli che riguardano ex dipendenti di Fincantieri, passati a miglior vita. Alcuni ricorsi sono stati respinti, molti non sono ancora definiti. Ma a dare speranza alle persone che aspettano risarcimenti adesso c’è una sentenza della sezione Lavoro della Cassazione che riguarda proprio gli eredi di un operaio di Castellammare di Stabia che hanno fatto causa a Fincantieri.La tuta blu – C.V. le iniziali – aveva lavorato come fabbro allestitore nello stabilimento stabiese dal 1963 fino al 1992, poi era morto a causa di un mesotelioma polmonare. Secondo gli eredi di C.V. la malattia è stata causata dall’esposizione alle polveri d’amianto e per questo motivo hanno chiesto un risarcimento per il decesso.Nel 2015 la Corte d’Appello respinge il ricorso perché ritiene che gli eredi dell’operaio morto non hanno indicato quali misure di prevenzione avrebbe dovuto adottare Fincantieri per garantire la sicurezza del dipendente. Una tesi che a distanza di cinque anni viene ribaltata dalla sezione civile della Corte di Cassazione – presidente Guido Raimondi – che chiarisce che l’onere di indicare le misure di prevenzione adottate spetta al datore di lavoro, dunque a Fincantieri.Inoltre nella sentenza d’Appello: non è stata tenuta in considerazione la consulenza tecnica di parte che la famiglia dell’operaio defunto ha allegato per dimostrare le conseguenze per la salute dovute dall’esposizione all’amianto. Mentre nel corso del processo non è stata ammessa agli atti la relazione dell’organismo tecnico dell’Inail che si occupa della valutazione dei rischi negli ambienti di lavoro per il riconoscimento di benefici assicurativi e previdenziali. Una relazione fondamentale secondo i giudici ermellini.Una serie di rilievi che hanno spinto la sezione Lavoro della Corte di Cassazione ad annullare la sentenza d’Appello che aveva negato il risarcimento agli eredi dell’operaio deceduto. Una richiesta che ora dovrà valutare nuovamente la Corte d’Appello – in diversa composizione – tenendo conto proprio dei rilievi della Cassazione.Una sentenza che potrebbe fare da apripista anche per altri procedimenti tuttora in corso per le morti d’amianto.

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