Elena Pontoriero

Santa Maria la Carità. «Rischiavo la vita Io, operato grazie a Metropolis»

Elena Pontoriero,  

Santa Maria la Carità. «Rischiavo la vita Io, operato grazie a Metropolis»

«Donare gli organi è un atto di amore, purtroppo al Sud il concetto di donare la vita per la vita è molto limitato». Così Massimo Frinquelletto, trapiantato di fegato, è deciso a portare avanti una campagna di sensibilizzazione per la donazione degli organi. Una storia complessa e drammatica vissuta dal 48enne di Santa Maria la Carità, che rischiava di morire per un intervento chirurgico necessario ma più volte rinviato. «Sono rinato e lo devo anche a Metropolis che ha raccontato il mio lungo e triste calvario, tra visite e ospedali e l’aggravarsi della mia salute. Ora sto bene, spero di tornare a lavoro e spero che quanto accaduto a me non possa accadere ad altri ammalati, tutti abbiamo il diritto alle cure – incalza Massimo, operatore di telefonia fissa – Sono vivo anche perché un medico ha deciso di non seguire i normali protocolli ma sperimentare. Ho fatto da “cavia” e ora sono rientrato in uno studio di ricerca a livello mondiale, perché il mio caso è stato ritenuto unico». Oltre a un fegato che non funzionava più, Massimo Frinquelletto era affetto anche da obesità grave, arrivando a pesare quasi 200 chili. Una situazione più che complessa ma che, in effetti, non riusciva a essere gestita, o almeno fino al ricovero presso l’ospedale di Tor Vergata a maggio 2020. Ma le speranze sono andate perse verso fine mese, perché ancora una volta l’operazione è saltata. «Il 26 maggio mi hanno messo in dimissione, non rientravo più nel protocollo per i trapianti. Il problema – spiega Massimo – è che il mio peso mi ha maggiormente ostacolato. Inoltre avrei dovuto subire una doppia operazione, sia un fegato nuovo ma anche la riduzione dello stomaco. L’equipe di chirurgi non aveva intenzione di prendersi tale responsabilità, perché le probabilità di morire in sala operatoria erano davvero alte. Il mio corpo produceva liquidi, ecco perché sono arrivato a sfiorare i 200 chili di peso, ma non si è mai capito come fosse possibile. Per questo misterioso problema, mai riscontrato in altro paziente, la mia situazione è stata quantomai difficile. A poche ore dalla firma delle dimissioni un chirurgo dell’ospedale di Tor Vergata mi ha parlato “Te la senti di provare? Ti sottoponiamo a una manovra sperimentale, quindi proveremo a prelevare i liquidi dal tuo corpo con la macchina per le dialisi”. Non avevo nulla da perdere, era la mia ultima possibilità così ho accettato». Massimo Frinquelletto è stato attaccato notte e giorno al macchinario, con un calo di peso di 30 chili in pochi giorni. «Il tentativo del chirurgo Tommaso Manzia ha riacceso ogni speranza e il 5 giugno sono stato preparato per il trapianto di fegato che sarebbe avvenuto il giorno seguente. Ho affrontato l’intervento con tanta tranquillità, anche perché avevo la responsabilità di tenere in vita anche una parte di un donatore anonimo – emozionato precisa Massimo – Purtroppo la morte di qualcuno ha donato a me la vita e anche se non saprò mai questa parte del mio corpo a chi appartiene,  so comunque che gliene sarà grato in eterno. Questo significa donare gli organi. Questo significa amare il prossimo».

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