Business migranti, indagini su una cooperativa stabiese

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Business migranti, indagini su una cooperativa stabiese

Chi ha fatto affari con il business dell’accoglienza dei migranti a Castellammare? Chi ha sfruttato il nome di una cooperativa autorizzata dal Comune stabiese e accreditata con il Ministero dell’Interno, per inserirsi in un sistema (quello dello Sprar) che negli anni scorsi ha fatto girare molti soldi? Si tratta di un mistero lungo almeno cinque anni, sul quale sta cercando di fare luce la Procura della Repubblica di Torre Annunziata a seguito di una denuncia presentata dal Comune di Campoli del Monte Taburno, ente capofila del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.La denuncia è del 2015, ma la vicenda risale a un paio di anni prima perché è nel 2013 che il Comune di Castellammare di Stabia manifesta la disponibilità ad accogliere 25 immigrati e decide di avvalersi della collaborazione della Cooperativa Sociale Istituto Santa Croce che utilizza un immobile situato a Gragnano.La prima anomalia spunta fuori all’inizio del 2015: la cooperativa Santa Croce partecipa a un nuovo bando della Prefettura di Napoli e ottiene di poter accogliere 85 migranti, indicando come immobile destinato al servizio la stessa struttura indicata da un’altra Onlus operante a Gragnano che effettivamente risulta gestire quel edificio. La Onlus presenta una denuncia ai carabinieri di Gragnano e dà il via a una serie di verifiche disposte dalla Prefettura. Nel frattempo anche il Comune di Campoli del Monte Taburno presenta una denuncia alle Procure di Torre Annunziata e Benevento evidenziando: di non aver mai avuto alcun rapporto con l’Istituto Santa Croce, ma solo con la Onlus e che il Comune di Castellammare di Stabia non avrebbe fornito la documentazione che prova l’attività svolta dalla Cooperativa, e di non aver autorizzato lo svolgimento del servizio nei locali di Gragnano tra l’altro risultati abusivi.A quel punto le Prefetture di Napoli e Caserta che avevano affidato il servizio di accoglienza dei migranti alla Cooperativa Santa Croce ordinando lo sgombero dei locali (a Sessa Aurunca e Cellole) e trasferiscono gli extracomunitari in altre strutture.Una vicenda che torna alla ribalta a seguito del nuovo pronunciamento del Tar che ha respinto il ricorso della Cooperativa Santa Croce contro l’esclusione da tutti bandi per il servizio di accoglienza dei migranti. E soprattutto riaccende i fari su quel fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata con l’ipotesi di truffa ai danni della pubblica amministrazione. Una vicenda nella quale – stando alle denunce – emergerebbe anche la grave negligenza del Comune di Castellammare di Stabia che in quel periodo non avrebbe vigilato sull’effettivo e corretto svolgimento del servizio da parte della Cooperativa. E soprattutto non avrebbe mai fornito una documentazione idonea a testimoniare che la Santa Croce avesse effettivamente garantito l’accoglienza dei migranti. Una vicenda a tinte fosche rispetto alla quale presto potrebbero fare piena luce gli investigatori.

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