Castellammare, operai morti di amianti: l’ombra degli sciacalli sui risarcimenti. Esposto in Procura

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Castellammare, operai morti di amianti: l’ombra degli sciacalli sui risarcimenti. Esposto in Procura
Camera: EOS D2000C Serial #: C520C-02303 Width: 1728 Height: 1152 Date: 18-01-2001 Time: 12:16:25 DCS5XX Image FW Ver: 1.6.7 TIFF Image Look: Product Sharpening Requested: No Counter: [36457] ISO Speed: 400 Aperture: f14 Shutter: 1/400 Max Aperture: f4.0 Min Aperture: f22 Exposure Mode: Program AE (P) Compensation: +0.7 Flash Compensation: +0.0 Meter Mode: Evaluative Flash Mode: No flash Drive Mode: Single Focus Mode: One Shot Focus Point: --o-- Focal Length (mm): 22 White balance: Preset (Fluorescent)

Castellammare. Bussano alle porte delle vedove che hanno perso i loro mariti a causa di malattie derivanti dall’esposizione all’amianto. Indossano la maschera del dolore per fare le condoglianze alla famiglia, magari tirando fuori aneddoti inesistenti di ore trascorse in fabbrica spalla a spalla con la vittima. Solo dopo tirano fuori il vero motivo di quella visita: “Avete la possibilità di ottenere un risarcimento dall’Inail e dall’azienda (decine di migliaia di euro). Non è facile ma se ci mettiamo noi in mezzo potete riuscirci. Non dovete fare nulla, dateci le carte e ci pensiamo noi con l’avvocato”. Dietro quel gesto non c’è carità e tantomeno solidarietà per una donna che ha perso il compagno della sua vita, ma interesse. Quella mediazione può arrivare a costare tra il 15 e il 20 per cento del risarcimento alle famiglie, che ricompensano l’intermediario talvolta nemmeno sapendo che non stanno ricevendo alcun favore ma semplicemente quel risarcimento è un diritto, che gli spetta. I vampiri dei morti d’amianto si muovono a Castellammare di Stabia ormai da anni e di “intermediazioni” ne hanno fatte decine, forse centinaia. Perché purtroppo tanti sono stati gli operai che decenni fa, quando le tutele per i lavoratori erano poche rispetto ad oggi e le misure di sicurezza di fatto non esistevano, sono stati a contatto con l’amianto e hanno respirato quelle polveri che poi hanno manifestato malattie devastanti per l’apparato respiratorio. È accaduto in Avis, in Fincantieri, in altre grandi o piccole realtà industriali del territorio. La storia dei vampiri dei morti d’amianto la conoscono tutti a Castellammare di Stabia, nell’ambiente del mondo operaio. Sanno che si tratta di ex sindacalisti, che a volte nemmeno conoscono o lavoratori deceduti e le loro famiglie, ma sfruttano l’ignoranza di chi magari ne sa poco delle procedure da mettere in campo per ottenere i risarcimenti. Qualche giorno fa, nel corso di un incontro sindacale, la questione è stata anche oggetto di un confronto tra le nuove leve delle parti sociali. La vicenda è tornata d’attualità perché una vedova – l’ennesima – ha raccontato di aver dato il 20 per cento del risarcimento ottenuto per la morte del proprio marito. E ora chi ne ha le scatole piene di un sistema che penalizza la povera gente, sta valutando di segnalare il caso alla Procura per comprendere se queste “intermediazioni” dei vampiri sono lecite o meno. I numeri, del resto, dicono che Castellammare rappresenta una città dove il fenomeno dei morti e degli ammalati di amianto a partire dalla fine degli anni ‘70 ha assunto proporzioni drammatiche. Motivo per il quale la situazione dei risarcimenti sta diventando un interessante motivo economico.

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