Tiziano Valle

L’ultimo latitante, caccia al superboss Di Martino sui Monti Lattari

Tiziano Valle,  

L’ultimo latitante, caccia al superboss Di Martino sui Monti Lattari

Più uomini e mezzi in campo. Un monitoraggio 24 ore al giorno nei confronti delle persone che gli sono vicine e potrebbero aiutarlo, per scovare dove si nasconde e mettere fine alla sua latitanza. L’Antimafia ha messo Antonio Di Martino, boss del clan di Iuvani – quartiere al confine tra Pimonte e Gragnano – in cima alla lista dei ricercati in provincia di Napoli. Una stretta necessaria per mettere fine a una fuga che dura ormai da oltre un anno e mezzo. Antonio Di Martino è sfuggito all’arresto nell’ambito del blitz Olimpo il 5 dicembre 2018: in quell’inchiesta è indagato per una paio di episodi di estorsioni, messe a segno nei confronti di imprenditori del territorio. Lo scorso 3 giugno è arrivata un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere, stavolta nell’ambito dell’inchiesta Domino che ha decapitato il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, con il quale i Di Martino hanno stretto un’alleanza che dura ormai da più di 10 anni. In questa inchiesta il boss di Iuvani, figlio di Leonardo ‘o lione, è accusato di aver garantito grosse partite di marijuana alla cosca stabiese. Indagini che hanno confermato come l’affare delle coltivazioni di canapa indiana sui Monti Lattari, nonostante i numerosi sequestri delle forze dell’ordine, continui a rappresentare il core business dell’organizzazione criminale di Iuvani. Un affare che nel tempo – come spiegato in alcune informative – la cosca dei Di Martino avrebbe spostato anche in penisola sorrentina, sia per le coltivazioni che per la vendita diretta attraverso pusher fidati ben inseriti nella movida della costiera.Due ordini di arresto che Antonio Di Martino sarebbe riuscito ad eludere senza mai spostarsi dal suo territorio di riferimento. Almeno questa è la convinzione dell’Antimafia. Il boss di Iuvani non avrebbe mai lasciato i Lattari e ormai da mesi le indagini si concentrano proprio sui sentieri di montagna, dove Di Martino potrebbe aver trovato rifugio grazie all’omertà di contadini-narcos che da tempo collaborano con il clan per le coltivazioni di marijuana e l’appoggio di pochi uomini fidati che gli garantiscono tutto il necessario per vivere e lo aiutano a tenere i contatti con il resto della cosca.Il lavoro degli investigatori – come detto – già nelle prossime settimane sarà intensificato. Per quasi tre mesi, gli 007 si sono dovuti dividere tra le ricerche di Antonio Di Martino e Giovanni D’Alessandro. Quest’ultimo, boss del rione stabiese di Scanzano e reggente della cosca dal 2015, si è consegnato giovedì scorso nel carcere di Larino, in provincia di Campobasso, mettendo spontaneamente fine alla sua latitanza. Ma per quanto riguarda Antonio Di Martino, gli investigatori sono molto meno fiduciosi rispetto alla possibilità che possa essere lui a costituirsi. «Se avesse voluto, lo avrebbe già fatto», è la convinzione degli 007 che sono chiamati dall’Antimafia a un ulteriore sforzo per cercare di capire dove si nasconde Antonio Di Martino e assicurarlo alla giustizia.

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