Elezioni a Ercolano, il Tar respinge il ricorso contro le «liste pezzotto»: non saranno escluse

Gaetano Angellotti,  

Elezioni a Ercolano, il Tar respinge il ricorso contro le «liste pezzotto»: non saranno escluse
Il Comune di Ercolano

Ercolano. Nessun colpo di scena dal Tar di Napoli: restano in lizza tutte e quattro le liste presentate per le Comunali di settembre, sulle quali pendeva il ricorso era stato presentato dal grillino “in pensione” Gennaro Cozzolino. Lo hanno deciso i giudici della Seconda Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania – presidente Paolo Corciuolo, consiglieri Maria Laura Maddalena (estensore) e Carlo Dell’Olio – che non hanno ritenuto condivisibile una sentenza, sulla stessa materia, emessa dai colleghi del Tar Lombardia emessa a gennaio 2019.

Il ricorso verteva su presunte anomalie sui simboli delle liste della coalizione del sindaco Ciro Buonajuto e dei suoi «avversari solitari» Luigi Parentato e Pierluigi Sorrentino. L’ex consigliere comunale del M5S Gennaro Cozzolino – al centro di diverse lotte interne ai pentastellati della città degli Scavi – non ha partecipato in prima persona alla nuova corsa elettorale, ma ha sostenuto l’ex piddina Colomba Formisano, diventando il coordinatore della civica «La Giusta Scelta», decidendo di andare addirittura contro la lista “non ufficiale” dei 5 Stelle che a Ercolano sostiene Pierluigi Sorrentino, ma senza avere ottenuto il simbolo ufficiale. In un corposo ricorso, Gennaro Cozzolino aveva sottoposto al Tar della Campania la questione dei simboli di alcune delle liste: quelli di due civiche e due partiti, a sostegno di Buonajuto (“Democrazia cristiana” e “il Popolo ercolanese”), di Luigi Parentato (“Centro Democratico”) e di Pierluigi Sorrentino (“Ercolano è la stella”).

Alla lista “Ercolano è la stella” dei “grillini senza simbolo”, veniva contestata la presenza nel logo di un edificio religioso recante sulla propria sommità una croce. Circostanza, quest’ultima, che costituirebbe una violazione non riscontrata dalla sottocommissione elettorale dal momento che la legge, risalente al 1960, vieta esplicitamente l’utilizzo, all’interno dei contrassegni, di immagini o soggetti di natura religiosa.

Mentre per quanto riguarda le altre liste finite al vaglio del Tar, i motivi dell’irregolarità sarebbero legati al fatto che i grafici e i simboli, relativi a partiti attivi sul panorama nazionale, mancassero del documento attestante il collegamento con essi. Tuttavia, come detto, i giudici sono stati di avviso diverso.

Dichiarando il ricorso inammissibile, dal momento che «fra i provvedimenti che vanno immediatamente impugnati, in quanto lesivi del diritto del ricorrente a partecipare al procedimento elettorale, non possono essere inclusi anche gli atti di ammissione di candidati o liste differenti da quelle del ricorrente tout court, a meno che non si deducano censure attinenti la confondibilità del simbolo della lista ammessa con quella del ricorrente, ledendone così in via immediata il diritto alla corretta partecipazione al procedimento elettorale».

Non solo: «le illegittimità dedotte – sostiene il Tar – non attengono ad una asserita confondibilità del simbolo con quello della lista dei ricorrenti, ma sono piuttosto finalizzate a tutelare soggetti terzi (di volta in volta, Udc, Centro Democratico, ecc.) ovvero l’astratta legalità della competizione elettorale. Dunque, il paventato rischio che l’ammissione delle liste in quesitone possa influire in modo specifico sui risultati elettorali della lista dei ricorrenti, appare meramente ipotetico allo stato attuale».

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