Elena Pontoriero

Casola. Niente sconti a D’Auria. «E’ narcos e truffatore»

Elena Pontoriero,  

Casola. Niente sconti a D’Auria. «E’ narcos e truffatore»

Nessuno sconto a Francesco D’Auria, considerato “re” del contrabbando di carburante e già condannato a 5 anni di carcere per spaccio internazionale di droga. Riesame rigettato e il 42enne di Casola, residente a Praga, resta nella cella del penitenziario di Busto Arsizio. Secondo i magistrati D’Auria è a capo di un sistema illecito per l’introduzione in Italia di litri e litri di carburante, riconducibili alla società Opera Fuel di cui il 42enne è amministratore, trasportati con false bolle che riportavano la dicitura “olio lubrificante”. L’escamotage ha permesso alla rete dei conniventi di eludere le tasse, con un danno all’Erario pari a 4 milioni di euro. «Sono Innocente», è quanto dichiarato al gip da Francesco D’Auria durante l’interrogatorio del 20 luglio scorso. L’estraneità ai fatti, ribadita anche dalla difesa, affidata all’avvocato Marco Guaglianone, durante l’udienza del Riesame non ha però retto. L’intero castello accusatorio resta in piedi. Operazione anti-frode Nell’operazione anti-frode del 16 luglio, oltre a Francesco D’Auria, sono scattate le misure cautelari per altri 19 indagati, tra autotrasportatori e responsabili di aziende.  I reati contestati sono pesanti: associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di carburante. A mettere spalle al muro il regista della truffa e gli affiliati, sono stati più di 200 finanzieri e doganieri impiegati in Campania, Lombardia, Puglia, Toscana, Abruzzo e Basilicata, che hanno dato esecuzione ai provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Bolzano e che hanno portato all’arresto, a seguito di ordinanze di custodia cautelare in carcere, di sette persone, nonché al sequestro di 3 depositi commerciali di prodotti energetici, 13 distributori stradali di carburante, 34 tra motrici, semirimorchi e cisterne adibiti al trasporto di carburanti, un’imbarcazione da diporto lunga 18 metri, timbri metallici “contraffatti” destinati alla creazione di falsi documenti di trasporto; 60 rapporti finanziari (fra conti correnti, certificati di deposito, titoli), quote societarie e denaro contante fino alla concorrenza di 4,3 milioni di euro (in fase di esatta quantificazione). Nel complesso, risultano indagate 19 persone per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla reiterata commissione dei delitti di contrabbando di prodotti energetici, aggravati in ragione della quantità del prodotto commercializzato e della natura transnazionale degli illeciti. Il sistema smantellato A portare alla luce l’attività illecita messa su da società e autotrasportatori è stato il “test speditivo” sperimentale, utilizzato dai finanzieri del Trentino Alto Adige e sviluppato dall’Università degli Studi di Trento, che, in base al tipo di reazione manifestata, permette di definire, immediatamente, l’effettiva genuinità del prodotto trasportato, prescindendo quindi da quanto indicato sui documenti di trasporto o dalla necessità di effettuare dispendiosi approfondimenti d’indagine. Le indagini hanno permesso di disarticolare un’agguerrita associazione a delinquere a carattere transnazionale che, in un solo anno, attraverso il valico del Brennero, ha “importato” illegalmente in Italia circa 7 milioni di litri di gasolio.

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