Torre Annunziata, Palazzo Fienga tra abusi e camorra: 52 imputati

Redazione,  

Torre Annunziata, Palazzo Fienga tra abusi e camorra: 52 imputati

Torre Annunziata. Dopo la pausa forzata causata dall’emergenza Covid – la pandemia che ha bloccato anche le attività dei tribunali – riparte il processo d’Appello a carico di ex proprietari e inquini di Palazzo Fienga, la storica roccaforte del clan Gionta sgomberata, murata e poi confiscata nel gennaio del 2015. A ottobre è fissata la seconda udienza del processo che vede imputate 52 persone. Una svolta che arriva a quasi un anno dall’apertura del procedimento di secondo grado frenato dalle rigide disposizioni messe in campo per arginare l’emergenza sanitaria nei tribunali. Il processo, infatti, si sarebbe dovuto celebrare ad aprile ma è slittato di sei mesi per la pandemia. Le accuse contestate, a vario titolo, sono omissione di lavori in edifici che minacciano rovina e inosservanza di provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Questo processo rappresenta uno degli effetti del doppio sequestro che nel gennaio del 2015 ha portato allo sgombero di Palazzo Fienga. Da un lato la procura di Torre Annunziata che ha posto l’accento sul concreto pericolo di crollo della palazzina e sulla valanga di ordinanze mai eseguite per la messa in sicurezza definendo l’immobile di via Bertone «incompatibile con il soggiorno degli esseri umani». Dall’altro l’Antimafia che ha indicato quell’edificio come una «fabbrica di morte» nella quale sono stati decretati e organizzati decine e decine di omicidi. Nel 2018 sono anche arrivate le condanne di primo grado. Dei 68 imputati 52 hanno incassato pene che vanno dai due ai quattro mesi di reclusione. Tra gli imputati figurano anche alcuni esponenti di spicco dell’organizzazione criminale fondata dal padrino Valentino Gionta. Intanto, però, proprio qualche settimana fa alcuni proprietari – non legati in alcun modo alla camorra ed estranei ai contesti criminali – hanno provato a riaprire il caso della confisca al fine di ottenere un’indennità di esproprio per pubblica utilità. Una tesi portata avanti da alcuni avvocati che puntano su un provvedimento che già nel 2015 portò al dissequestro dei alcuni immobili. Una vicenda che – va chiarito – non avrà effetti sulla confisca definitiva dell’immobile e sui progetti di restyling dell’ex roccaforte della camorra. Palazzo Fienga, come annunciato nelle scorse settimane, diventerà una “fabbrica di giustizia”: un immobile che ospiterà delle forze dell’ordine impegnate a combattere sul campo la camorra feroce e spietata. La camorra che ha perso la sua “dimora” ma che continua a seminare sangue e paura nei vicoli come dimostrano i numerosi agguati registrati dalla fine del lockdown ad oggi.

CRONACA