Veleni sul cimitero di Torre del Greco: «Appalto truccato». Doppio esposto in procura

Alberto Dortucci,  

Veleni sul cimitero di Torre del Greco: «Appalto truccato». Doppio esposto in procura
Il cimitero di Torre del Greco

Torre del Greco. La lettera, una «riservata» indirizzata al sindaco Giovanni Palomba, sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo – scritta a nome di un consigliere comunale di maggioranza. In calce, una firma chiara e leggibile: Michele Langella, il «paladino della Litoranea» pronto a correre per uno scranno in Regione Campania. All’interno, poi, una valanga di pesanti accuse sulla gestione di un appalto al cimitero definito senza mezzi termini «cucito su misura». L’ennesima bufera su palazzo Baronale parte nuovamente dal camposanto, già finito in passato al centro di diverse inchieste della procura di Torre Annunziata. A cui ora sia Michele Langella sia il sindaco Giovanni Palomba si sono rivolti per fare piena luce sulla «missiva della discordia».

La missiva

Per capire la vicenda, bisogna fare un passo indietro. A inizio settimana al sindaco Giovanni Palomba arriva una «riservata» apparentemente firmata da Michele Langella, il consigliere comunale di maggioranza già entrato in varie occasioni – l’ultima, il giorno dell’elezione di Gaetano Frulio a presidente dell’assise – in rotta di collisione con il resto della coalizione. All’interno della lettera una lunga e dettagliata serie di accuse in grado di allungare pericolose ombre sul cimitero cittadino, la cui gestione politica è attualmente affidata all’assessore Elena Ciavolino. Nel mirino, in particolare, un appalto prima «congelato» e successivamente revocato per essere riproposto con criteri ritenuti eccessivamente «selettivi». All’interno della missiva, si farebbe riferimento – senza mezzi termini – a un «abito cucito su misura». Espressione capace di fare saltare dalla sedia il leader della carovana del buongoverno uscita vincitrice dalle avvelenate elezioni del giugno 2018: «Ho provveduto a inviare la lettera alla procura di Torre Annunziata – spiega il sindaco -. Il consigliere comunale Michele Langella ha smentito di avere inviato la missiva. Dunque, si tratta di esposto anonimo». In pratica, un «corvo» pronto a utilizzare il nome di un consigliere comunale per «rafforzare» le proprie accuse.

La difesa

La stessa versione dei fatti è stata fornita dal firmatario «a sua insaputa» della missiva. «Ho appreso della vicenda direttamente dal sindaco – la difesa di Michele Langella -. Non ho firmato alcuna “riservata” e non conosco neanche il contenuto della missiva. Ho già provveduto a denunciare l’episodio ai carabinieri: qualcuno ha voluto utilizzare il mio nome per i propri scopi».

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