Elena Pontoriero

Sant’Antonio Abate. I cent’anni di Vincenzo, ambulante e emigrante

Elena Pontoriero,  

Sant’Antonio Abate. I cent’anni di Vincenzo, ambulante e emigrante

Il 5 settembre del 1920 nasceva Vincenzo De Rosa, il primogenito di 11 figli di una umile famiglia di Gragnano. Una situazione di povertà che, all’epoca dei fatti, era condivisa da tanti. L’Italia combatteva una crisi economica mai affrontata, durante quello che fu definito “il biennio rosso”, caratterizzato da una serie di lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l’occupazione delle fabbriche nel settembre 1920. A cento anni di distanza Vincenzo De Rosa, ex ambulante poi emigrato in Germania, si ritrova al punto di partenza: nato durante la pandemia “spagnola” e in piena crisi economica. Una data che lo accomuna con un grande guerriero, Antonio Caponnetto, il magistrato italiano che guidò il Pool antimafia istituito da Rocco Chinnici nel 1980. L’eroe simbolo della lotta al crimine organizzato italiano nasceva nello stesso giorno dell’ex ambulante, che ha lottato a suo modo per garantirsi e garantire ai figli una vita corretta, nel rispetto di ogni regola. Vincenzo De Rosa ha cominciato da giovanissimo a lavorare, trascinando il suo carretto colmo di ortaggi per contribuire al sostegno dei fratelli più piccoli. Raggiunta l’età adulta, Vincenzo De Rosa rispose alla chiamata di servire la Patria, così indossando una divisa si trovò a combattere contro il nemico durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943 il giovane soldato era a bordo del cacciatorpediniere Vivaldi, ormeggiato nel porto di Napoli. Fu scoperto e bombardato, ma la fortuna per Vincenzo era di non trovarsi a bordo, poiché coincidenza ha voluto che quel giorno era in libera uscita. Concluso il servizio militare, a 26 anni Vincenzo ha conosciuto e sposato la sua Maria (morta alcuni anni fa), continuando il suo lavoro da ambulante. Era l’anno 1962 quando l’uomo, diventato papà, decise di emigrare in Germania sperando in un posto di lavoro più remunerativo, per poter badare alla sua moglie e ai suoi figli, 5 in tutto. La sua fortuna si è concretizzata a Francoforte, dove Vincenzo ha lavorato per alcuni anni per una industria farmaceutica, mettendo da parte il gruzzoletto per poter far rientro in Italia e vivere serenamente a Sant’Antonio Abate. Le valige sono state preparate nel 1984 dai due coniugi De Rosa che hanno proseguito la propria vita in un appartamento in via Stabia, dove tuttora risiede Vincenzo accudito dal primogenito Angelo. Ieri mattina a bussare alla sua porta sono stati il presidente e il vice dell’associazione Agorà, Giovanni Alfano e Vincenzo D’Aniello, unitamente al vicesindaco Giuseppe Abagnale e all’assessore alla Cultura Luisanna Vanacora. Al centenario sono state consegnati: il diploma di cittadino emerito; una targa con lo stemma del Comune e una medaglia con la fascia tricolore. Vincenzo fa parte della triade vincente di nonni da record che nel 2020 hanno spento ben cento candeline. Pochi mesi fa, infatti, era toccato a Leopoldo Elefante e a Maria Teresa Giordano.