Ciro Formisano

Castellammare. Usura, la moglie del boss ‘o mostro intercettata in carcere minaccia la vittima: «Lo ammazzo»

Ciro Formisano,  

Castellammare. Usura, la moglie del boss ‘o mostro intercettata in carcere minaccia la vittima: «Lo ammazzo»

Castellammare. «Appena esco lo ammazzo». E’ furiosa quella donna, mentre nel parlatorio del carcere da sfogo a tutta la sua rabbia. Quelle parole, intercettate dall’Antimafia, rappresentano per i pm una prova chiara della ferocia dell’indagata. La frase è attribuita ad Annunziata Cafiero, moglie del super boss Nicola Esposito, ritenuto per un periodo il reggente del clan Cesarano. Quelle dichiarazioni captate in carcere sono state depositate al Riesame dal pubblico ministero dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta, il pm che indaga sugli affari della camorra stabiese. Nuove prove che potrebbero finire al centro del processo penale a carico della donna, di suo marito e di suo nipote, Antonino Cafiero, anche lui indagato. Elementi che hanno spinto il tribunale delle libertà a confermare la misura cautelare degli arresti in carcere per tutti e tre i sospettati. Anche se è caduta l’aggravante mafiosa in relazione al reato di usura contestato proprio a Nicola Esposito.Ma facciamo un passo indietro, all’alba dell’11 agosto scorso. Ai tre viene notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I reati contestati, a vario titolo, sono di usura aggravata, lesioni ed estorsione. Secondo l’Antimafia il boss – oggi recluso al 41 bis – qualche anno fa avrebbe “aiutato” – si fa per dire – un imprenditore in difficoltà. Come? Concedendo un prestito a usura da 550.000 euro. Ogni mese, la vittima, avrebbe dovuto versare il 10% dell’ammontare complessivo della somma prestata. Il debito, secondo gli accordi, si sarebbe estinto soltanto quando l’imprenditore avrebbe potuto pagare l’intera somma in un’unica soluzione. Un fenomeno che gli inquirenti chiamano “usura su conto capitale”. In pratica un accordo eterno con i propri aguzzini. La vittima paga, finché può. Poi arriva il lockdown e gli affari si frenano. A maggio, con la ripartenza e l’avvio della fase 2, la moglie del boss si fa viva di nuovo. «Andiamoci a prendere un caffè», scrive su Wapp alla vittima. L’indagine – la prima in provincia di Napoli sul boom dell’usura legato alla pandemia – racconta anche di un’aggressione che l’imprenditore avrebbe subito da parte della moglie del padrino.Da qui gli arresti per i tre sospettati e il ricorso al Riesame. I giudici, accogliendo in parte il ricorso della difesa – rappresentata dagli avvocati Massimo Autieri e Antonio Del Vecchio – hanno fatto cadere l’aggravante mafiosa, confermando nel resto le pesantissime accuse dell’Antimafia. Ma non è escluso che la Dda, una volta depositate le motivazioni, decida di presentare ricorso su questo punto. Per gli inquirenti quei soldi concessi con prestiti a strozzo sono frutto delle attività illecite messe in piedi dalla camorra.