Ciro Formisano

Torre Annunziata. Mamma s’incatena per il figlio in cella: «Antonio sta morendo in carcere»

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata. Mamma s’incatena per il figlio in cella: «Antonio sta morendo in carcere»

Sì è presentata alle porte del carcere di Poggioreale con una catena grigia e un lucchetto. Da sola si è imprigionata davanti ai ai paletti gialli che costeggiano il penitenziario. Un modo per provare a liberarsi dalla paura di non poter più riabbracciare suo figlio. Un’angoscia che Margherita nasconde dietro gli occhiali grigi, mentre con le mani conserte racconta la sua storia. La storia di un figlio che ha commesso degli errori. La storia di una mamma che oggi invoca un diritto inviolabile: quello alla salute. «Mio figlio ha sbagliato ma non per questo devono lasciarlo morire – ripete davanti allo sguardo di sua nipote Emma –  Deve pagare per quello che ha fatto. Ma devono portarlo in una struttura ospedaliera». Dietro il volto di quella madre disperata che chiede aiuto in catene c’è la storia di suo figlio, Antonio Avitabile, detenuto di Torre Annunziata. Quattro anni fa è scappato dall’ospedale “Don Bosco” nel quale era ricoverato per i suoi problemi di salute. «Questa fuga gliela stanno facendo pagare ora che sta male veramente», ripetono Emma e Margherita davanti alle mura grige del penitenziario.  A preoccupare  la madre di Avitabile sono le condizioni di salute attuali del detenuto. Il ritratto dipinto dalle parole dei parenti del quarantaquattrenne è agghiacciante. «Qualche anno fa gli è stato riscontrato un tumore alla gola – raccontano – Una situazione che nessuno ha mai monitorato. Da qualche mese ha cominciato a sputare sangue. Ha perso 25 chili in poche settimane. Ha la voce sempre più rauca. Abbiamo paura che quel male terribile sia tornato. E se non si interviene in tempi rapidi c’è il rischio che la situazione possa diventare irreversibile».  Di fronte ad Antonio però si è innalzato un muro di gomma e silenzi, come ripete anche il legale della famiglia Avitabile, l’avvocato Michele Riggi. «Negli ultimi mesi ho presentato 40 istanze per chiedere il trasferimento di Antonio in una struttura sanitaria – le parole dell’avvocato – Ma le richieste non sono mai state prese in considerazione, nonostante il grave quadro clinico riscontrato anche dal nostro medico legale nel corso delle visite eseguite in carcere». Per Antonio si sono mobilitati anche il garante dei detenuti di Napoli, Pietro Ioia e il garante campano per le persone private della libertà, Samuele Ciambriello. La vicenda è stata portata all’attenzione dei magistrati di sorveglianza e dei vertici del penitenziario. Un lavoro enorme, cominciato a giungo. Ma per ora Antonio resta lì, in cella. Prigioniero della paura. La stessa che incatena  sua madre mentre con le mani unite ripete: «Salvate mio figlio».