Mario Memoli

Omicidio Autuori, nuovo pentito contro il boss ‘o profeta

Mario Memoli,  

Omicidio Autuori, nuovo pentito contro il boss ‘o profeta

Avrebbe vuotato il sacco sul delitto dell’autotrasportatore Aldo Autuori, freddato a Pontecagnano Faiano nell’estate di cinque anni fa. Un nuovo pentito avrebbe puntato il dito contro mandanti ed esecutori dell’omicidio per il quale sono a giudizio, con rito abbreviato, Francesco Mallardo, Luigi Di Martino detto ‘o profeta del clan Cesarano di Ponte Persica a Castellammare di Stabia e i “gemelli” Sergio ed Enrico Bisogni, esponenti del clan Pecoraro/Renna. Sarebbero stati loro ad organizzare l’omicidio che per la Dda salernitana fu eseguito da Gennaro Trambarulo di Giugliano ed un uomo dei Mallardo, con l’aiuto di Stefano Cecere di Qualiano e Antonio Tesone, sempre di Qualiano (per lui rito ordinario). Proprio Tesone – secondo la Dda – avrebbe agevolato il collegamento tra Di Martino ‘o profeta e Francesco Mallardo.

I pm dell’Antimafia, Rocco Alfano e Marco Colamonaci, hanno chiesto di depositare i verbali di interrogatorio di un altro pentito, residente nella zona di Montoro, nell’Avellinese, che avrebbe fatto delle rivelazioni su quell’omicidio.

È il secondo collaboratore di giustizia a parlare agli inquirenti dell’agguato organizzato dagli eredi del clan Pecoraro-Renna in rapporti con i Cesarano e i Mallardo. I verbali sono stati posti a disposizione dei difensori ed è stato accordato un termine per la loro lettura.Si tornerà in aula a metà ottobre quando il tribunale deciderà sull’ammissione della nuova prova prodotta dalla pubblica accusa. Avrebbe saputo di quell’omicidio perché si sarebbe occupato a Pontecagnano Faiano di “affari” con altri malavitosi, ora al centro di procedimento penale, che gli avrebbero raccontato del delitto dell’autotrasportatore Autuori e di alcuni dettagli che andrebbero a cristallizzare ulteriormente le accuse mosse dall’Antimafia.La pianificazione dell’agguato ad Autuori dura un mese. È il 25 luglio 2015 quando Francesco Mogavero, alias ‘o paccitiello, trasportatore già alla sbarra per altri reati, viene intercettato dalla Procura antimafia di Napoli, che indagava su altro, in una conversazione con Luigi Di Martino. Da allora c’è un susseguirsi di telefonate, sms e visite sia a Castellammare sia a Pontecagnano.

I killer, invece, parlano da cabine pubbliche o – di persona – al bar. La vigilia di Ferragosto c’è il primo contatto. Tesone invia un sms per presentarsi: «Sono quello della Masseria». All’origine dell’agguato c’è il controllo del business del trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli. Autuori – dopo la sua scarcerazione – voleva tornare nel giro. La vittima aveva riallacciato i rapporti con i vecchi clienti che, nel frattempo, sotto minaccia, erano passati all’agenzia Atm di Mogavero. Durante una discussione avvenuta con i gemelli Bisogni, Sergio ed Enrico, e Mogavero, la vittima – aveva fatto “lo scostumato” nei confronti degli imputati. Quindi, la sentenza di morte. Di Martino sarebbe andato da Mallardo in Abruzzo, dov’era in libertà condizionata, e con il consenso del boss dell’alleanza di Secondigliano (ne fanno parte anche i Contini e i Licciardi, tutti cognati tra di loro) si organizzò l’omicidio avvenuto davanti a un bar e alla presenza della compagna di Autuori. E proprio il telefonino di Di Martino, per gli inquirenti, quella sera sarebbe stato presente vicino al luogo del delitto.