Usura a Castellammare, il libro nero del clan: spuntano altre vittime

Redazione,  

Usura a Castellammare, il libro nero del clan: spuntano altre vittime

Nella rete dell’usura tessuta dalla camorra ci sarebbero anche altre vittime. Altri nomi “sospetti” finiti sul libro nero dei cravattai legati al clan Cesarano, la potente organizzazione criminale con base a Ponte Persica, nella periferia di Castellammare. Un’ipotesi investigativa sulla quale ha puntato i riflettori anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. La vicende dell’imprenditore stabiese che ha denunciato il boss Nicola Esposito – indagato per usura e recentemente destinatario di una nuova ordinanza cautelare in carcere – potrebbe rappresentare solo la punta dell’iceberg di un sistema più ampio. Un sistema che potrebbe aver spinto nelle mani delle cosche le imprese messe in ginocchio dagli effetti economici della pandemia.Una traccia, una pista alla quale lavorano i magistrati. L’indizio sarebbe contenuto proprio nelle famose intercettazioni in carcere captate, qualche settimana fa. e depositate al tribunale del Riesame di Napoli. Conversazioni che vedono come protagonista assoluta Annunziata Cafiero, moglie di Nicola Esposito, alias ‘o mostro, anche lei coinvolta nell’indagine e tutt’ora in cella. Secondo gli inquirenti non è escluso che alcuni riferimenti ambigui contenuti nelle parole della donna potrebbero celare l’esistenza di altre vittime taglieggiate. Una vicenda, comunque, ancora tutta da chiarire. Un’emergenza, quella legata al fenomeno dell’usura, alla quale la Dda di Napoli in particolare sta dedicando grande attenzione in questi mesi. La pandemia, come prevedibile, ha infatti impoverito le imprese e l’assenza di concreti aiuti, associata alla crisi, ha spinto decine e decine di commercianti e piccoli imprenditori nelle braccia degli usurai.Come avvenuto al titolare di quella ditta di Castellammare di Stabia che dopo il lockdown avrebbe ricevuto pressioni, minacce e anche un’aggressione dalla moglie del boss. Tutto per un prestito con tassi da usura che la vittima ha raccontato di aver ricevuto proprio da Nicola Esposito, oggi detenuto al regime del 41 bis ma all’epoca dei fatti libero e considerato reggente dei Cesarano. Su una somma complessiva di 550.000 euro l’imprenditore avrebbe dovuto pagare – solo di interessi – 5.500 euro al mese. Un patto eterno con i propri aguzzini che si sarebbe concluso soltanto con il pagamento, in un’unica soluzione, dei 550.000 euro. Un sistema diffuso che forse persone vicine al clan o gli stessi parenti di Esposito avrebbero potuto riproporre anche ad altri imprenditori. Un’ipotesi alla quale, come detto, lavora l’Antimafia.Anche se il Riesame, accogliendo solo in parte il ricorso degli indagati, ha lasciato cadere l’aggravante mafiosa per il reato di usura. Tesi che potrebbe essere oggetto di un nuovo ricorso in Cassazione da parte della Dda. Per i magistrati quei soldi usati per i prestiti a strozzo sono frutto del riciclaggio dei capitali illeciti gestiti dai clan: sono soldi della camorra.