Ciro Formisano

Torre del Greco, appalti & camorra: ultimo atto del processo a Ciro Vaccaro, ai raggi X le parole dei boss

Ciro Formisano,  

Torre del Greco, appalti & camorra: ultimo atto del processo a Ciro Vaccaro, ai raggi X le parole dei boss
Carabinieri a palazzo Baronale

Torre del Greco. Per l’accusa quelle intercettazioni in carcere nelle quali Maurizio Garofalo, ritenuto esponente del clan Falanga,  fa cenno a un soggetto legato al settore delle pulizie rappresentano una delle prove chiave venute fuori dal processo. Per la difesa, invece, quelle conversazioni, abbinate ad altre intercettazioni fatte trascrivere dagli avvocati, scagionerebbero Ciro Vaccaro, l’insospettabile imprenditore di Torre del Greco a processo perché accusato di aver fatto da tramite, nella raccolta delle estorsioni, tra la camorra e le ditte che si aggiudicavano gli appalti pubblici in municipio.

E’ quanto emerso dall’ultima udienza del processo che vede imputato proprio Vaccaro. Quattro ore di discussione che hanno di fatto chiuso la fase dibattimentale. A fine settembre ci saranno le discussioni finali e poi la sentenza di primo grado. Ma andiamo con ordine. Vaccaro è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta condotta dall’Antimafia. Un’indagine che per gli inquirenti avrebbe svelato l’esistenza di un sistema attraverso il quale la camorra avrebbe messo le mani su soldi pubblici e posti di lavoro. In particolare nel settore della nettezza urbana.

I clan, per non esporsi, avrebbero utilizzato persone “pulite”. Soggetti ai quali era affidato l’incarico di avvicinare le ditte che di volta in volta si aggiudicavano gli appalti. A loro il “gancio” di turno doveva imporre una tangente fissa mensile – nel caso di appalti pluriennali come quello dei rifiuti – o una percentuale sui lavori da eseguire. Un “sistema” nel  quale sarebbe stato coinvolto, come uomo di fiducia della famiglia Di Gioia, proprio Vaccaro. Al centro delle indagini i racconti di diversi pentiti e le intercettazioni ambientali e telefoniche.

Ed è proprio su questo punto che la difesa dell’imputato – rappresentato dall’avvocato Antonio de Martino – ha focalizzato la sua attenzione nel controesame di uno degli investigatori che hanno partecipato alle indagini. Secondo la difesa, infatti, il «Ciro» di cui si parla in alcuni colloqui in carcere tra esponenti del clan Falanga – assieme ai Papale e ai Di Gioia l’altra cosca coinvolta nell’affare appalti – non sarebbe Ciro Vaccaro. Un dato che – sempre secondo la tesi venuta fuori dal controesame – si reggerebbe su altre intercettazioni ambientali. Conversazioni, che secondo la lettura degli avvocati, scagionerebbero Vaccaro, dimostrando che non era lui il soggetto del quale parlano i soggetti intercettati. L’ultima di una lunga serie di contestazioni sollevate, durante il dibattimento, dal collegio difensivo.

Nella prossima udienza toccherà ai giudici valutare il peso delle accuse mosse nei confronti di Vaccaro dall’Antimafia e chiarire la posizione dell’imputato. Nel processo con rito abbreviato innescato da questa inchiesta sono stati condannati alcuni dei boss con i quali Vaccaro avrebbe avuto “rapporti” nel corso degli anni.