Scavi di Pompei, lo sciopero dei precari è un flop

Redazione,  

Scavi di Pompei, lo sciopero dei precari è un flop
La protesta a Pompei

Pompei. Scavi, lo sciopero dei precari è un mezzo flop. Il sindacato spiega: «I moderni ‘schiavi’ temono le ritorsioni». Rischio serrata scongiurato, agli Scavi di Pompei, dove solo una trentina di giovani lavoratori precari – fra addetti alla biglietteria, accoglienza, ufficio guide, controllo accessi al Parco Archeologico – hanno “coraggiosamente” aderito allo sciopero indetto per le ore 10 in piazza Anfiteatro dai Cobas del Lavoro Privato: il sindacato che rivendica “la internalizzazione dei moderni schiavi laureati, dei precari rimasti nell’ombra, dei dipendenti affidati dal Mibact in appalto a ricche aziende private”.

Soprattutto società per azioni, tra le quali la Opera Laboratori Fiorentini, Spa in house del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali nonché pezzo della holding Civita Cultura. Anche agli Scavi di Pompei, alcuni servizi aggiuntivi ma essenziali, che investono le principali attività di accoglienza e di sicurezza, sono stati esternalizzati e sono curati da personale dipendente delle società appaltatrici. Tra queste oltre ad Ales Spa – “che prima del coronavirus aveva promesso di assumere altre 10 persone e invece, adesso, ci ritroviamo con contratti di lavoro scaduti e che non saranno rinnovati” spiega Giovanna, 28enne laureata, almeno lei sì, ieri, scesa in Piazza per protesta – c’è appunto la Opera Laboratori Fiorentini. “Un’azienda – ha spiegato in una nota il rappresentante legale del sindacato Cobas Lavoro Privato, Domenico Teramo – che da mesi sta effettuando una riduzione dell’orario di lavoro a causa dell’emergenza Covid, organizzata attraverso una riduzione orizzontale dell’orario che costringe i dipendenti addetti al Parco Archeologico a effettuare lunghi spostamenti per raggiungere la sede, con i conseguenti costi di trasporto, per svolgere poche ore di prestazione lavorativa”.

Dopo il lockdown, i dipendenti affidati dal Mibact “in appalto” sono stati richiamati al lavoro con un monte ore mensile ridotto a 60 rispetto al precedente full-time da 158 ore. In molti sono finiti in Cig, ma l’ultima rata percepita della cassa integrazione risale al 9 maggio scorso. “L’azienda” sottolinea Luigi Napolitano, rappresentante Cobas Lavoro Privato per Pompei “ha un giro d’affari enorme, ma non ha voluto anticipare la Cig. Siamo stremati e con stipendi da 500 euro. E’ per questo che scioperiamo”. Di rivendicazioni, insomma, ce n’erano parecchie.  Ma sono rimaste sulla carta.

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