Andrea Ripa

L’estate nera del parco di Longola, il sito archeologico di Poggiomarino non ha mai aperto

Andrea Ripa,  

L’estate nera del parco di Longola, il sito archeologico di Poggiomarino non ha mai aperto

Se i cancelli di uno dei pochi simboli della cultura nella città di Poggiomarino restano chiusi al pubblico, la colpa è di tutti. Dei politici, che sull’area archeologica da giorni litigano e fanno spot in vista delle elezioni, e delle istituzioni, che non sono riuscite a garantire un calendario – neanche per i soli fine settimana – com’era capitato in passato. Il risultato è che il parco archeologico e naturalistico, costato milioni di euro e vent’anni di attesa per l’intera comunità vesuviana, è rimasto inaccessibile. Alle scuole, alle associazioni e ai cittadini che pure avevano cominciato a usare quella struttura, pur soltanto per una passeggiata nei giorni in cui l’ingresso era gratuito. Tra le tante motivazioni di un fallimento annunciato e che ora costringerà la nuova amministrazione a “ereditare” un’enorme grana, la vicenda della gestione. I vari bandi per l’esternalizzazione dei servizi a ditte private varati dalla precedente amministrazione comunale non hanno mai trovato accoglienza, tutti deserti. A danno delle casse pubbliche, il Comune s’è dovuto far carico di tutti gli oneri previsti, come la manutenzione ordinaria e straordinaria di una struttura che necessita costantemente di interventi di riqualificazione e cura del verde. Per evitare un ulteriore aggravio sulle già difficili condizioni di cassa, l’attuale gestione commissariale – complice anche l’emergenza Coronavirus e l’imminente ritorno alle urne – ha deciso di lasciare i cancelli chiusi. Soprattutto in virtù del fatto della mancata organizzazione di manifestazioni, rispetto a un anno fa di proposte da parte di associazioni del territorio non ne sono arrivate. Così i cancelli sono rimasti chiusi, contribuendo a trasformare l’estate nera di Longola in un fallimento che coinvolge tutti: i politici che da destra a sinistra per anni si sono scontrati senza trovare una soluzione – vera e concreta – al problema, e le istituzioni che fondamentalmente nel parco archeologico di Longola (la Pompei prima di Pompei) non ci hanno mai creduto fino in fondo. Oggi cosa resta di Longola? Una struttura chiusa al pubblico con le capanne vuote e il solo rumore del vento tra le fronde a far rumore. Nessun turista, nessuna scuola a girare per i viali di un parco che doveva essere volano di sviluppo del territorio. E mentre la politica litiga – tra chi vorrebbe realizzare un parco della musica e chi invece vorrebbe recuperare i reperti scavati anni fa e finiti nei musei di mezzo mondo – la storia resta chiusa in una gabbia di ferro. Ancora una volta.