Elena Pontoriero

Santa Maria la Carità. Rocciatore morto, nessun colpevole

Elena Pontoriero,  

Santa Maria la Carità. Rocciatore morto, nessun colpevole

Nessun colpevole per la morte del rocciatore Vincenzo Esposito, il trentaquattrenne deceduto in seguito a una caduta da un’altezza di 40 metri nella Valle dei Mulini a Gragnano. Per il pm quella tragedia non è da imputarsi al colono, unico rinviato a giudizio. Un processo arrivato alle battute finali e non senza colpi di scena. Tante ombre e poche luci sono emerse nel corso del dibattimento, come sottolineato a più riprese anche dalla difesa.  Al centro delle indagini, partite il 2 settembre del 2016, era finito l’unico sospettato, ovvero proprio il colono ritenuto responsabile di aver assoldato l’operaio per un lavoro in nero. Un processo che rischiava di non celebrarsi per la richiesta di archiviazione da parte del pm. L’accusa, al termine delle indagini preliminari,  aveva ritenuto esserci un quadro accusatorio fragile nei confronti dell’indagato. Ma il giudice ha, invece, aperto le porte del processo per cercare di far luce su una vicenda farraginosa nella quale i protagonisti sarebbero diversi, alcuni dei quali mai lambiti dalle indagini. A cominciare dalla ditta: la stessa che era stata interpellata dall’ispettore del lavoro, vicino del colono, che aveva già svolto il medesimo intervento per il professionista. L’azienda era rimasta fuori dal procedimento perché aveva dimostrato che il giorno della tragedia Vincenzo Esposito era in ferie, nonostante il rocciatore utilizzasse l’attrezzatura fornita dall’impresa.  Il titolare del fondo in via Caprile: che si era fidato del suggerimento dell’ispettore e che, in effetti, si era accordato con i responsabili del pastificio Gentile, vicini di “costone”, per il pagamento del lavoro di pulizia. E ancora collega del rocciatore che si è contraddetto durante l’interrogatorio, per poi spiegare di aver slegato le corde dall’alto nei minuti successivi alla morte di Vincenzo Esposito. La sentenza di primo grado arriverà a fine settembre. La difesa «Impossibile puntare il dito sul colono che era stato sollecitato dal titolare del fondo per avviare la pulizia del costone e non il risanamento della parete. Si tratta di un privato che ha richiesto l’intervento di rocciatori professionisti di una ditta, suggerita dal vicino e ispettore del lavoro. E ancora, Vincenzo Esposito non poteva più usufruire di ferie ma magicamente il giorno del decesso viene trascritta la sua assenza nel libro della ditta dove era dipendente. Facendo due conti, forse, chi potrebbe avere una responsabilità sull’avvenuta tragedia sono altri». Così Liborio di Nola difensore del colono a margine dell’udienza di ieri mattina.